Cronaca Italia

Ragazza Down trova lavoro: le regalano una fermata del bus

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Giulia al suo posto di lavoro

MANTOVA – Trovare lavoro è una conquista specialmente per chi è nato con un cromosoma in più. E’ il caso di Giulia Rondini, una ragazza di Mantova con la sindrome di Down. Giulia ha superato un periodo di tirocinio ed è stata assunta a tempo indeterminato come cameriera in uno dei fast food della città lombarda.

Il problema è che Giulia non poteva raggiungere il posto di lavoro con i mezzi pubblici, visto che l’autobus si fermava troppo lontano dalla casa in cui abita. L’Apam, l’azienda dei trasporti locale è voluta venire incontro alle esigenze di questa ragazza ed ha deciso di allungare il percorso istallando una nuova fermata tutta per le. La deviazione ora permette a Giulia di attraversare la statale e di arrivare a destinazione. L’autobus impiega solo qualche minuto in più rispetto a prima, per concludere il suo percorso.

Daniele Erler racconta la vicenda su La Stampa

“La notizia (…) è confermata a la Stampa dall’assessore al welfare Andrea Caprini. ‘Giulia è stata assunta con un contratto a tempo indeterminato e questo è l’aspetto più importante – spiega l’assessore –. Il problema ci è stato segnalato dalla sezione di Mantova dell’Aipd, l’Associazione italiana persone down: l’ultima fermata dell’autobus era nei pressi di un centro commerciale. Giulia avrebbe dovuto attraversare la statale per arrivare al fast food, costruito in una zona di nuova lottizzazione: era un rischio per la sua sicurezza. Allora abbiamo chiesto un aiuto all’Apam'”.

“‘Quando Giulia lo ha saputo, si è commossa – dice Riccardo Bonfà, coordinatore per i progetti di autonomia a inserimento lavorativo dell’Aipd di Mantova – Lei è consapevole della sua fragilità: noi lavoriamo con i ragazzi perché sappiano i limiti della sindrome di Down. Giulia sa che per ora non può prendere la patente e che solo con l’autobus può raggiungere il suo lavoro. La cosa magnifica è che per questo caso si sono mossi diversi soggetti. Abbiamo trovato la sensibilità e la disponibilità di cui avevamo bisogno (…)”.

 

 

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