Ladri a caccia di rame: un mercato milionario dietro ai furti dell’oro rosso

Pubblicato il 5 Novembre 2010 9:24 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2010 9:24

In Italia si moltiplicano i colpi: sono già 727 da gennaio. Il mercato clandestino fattura centinaia di milioni di euro. Nel mirino dei ladri i cavi di rame utilizzati da Enel e Telecom. Per Trenitalia in due anni perdite di dieci milioni di euro. Luigi Carletti e Paolo Griseri in una lunga inchiesta per Repubblica si occupano dei numerosi furti di rame avvenuti negli ultimi mesi.

I ladri rubano il rame ovunque sia possibile. Linee ferroviarie, cantieri, case, fabbriche e perfino cimiteri. Per la maggior parte sono stranieri, prevalentemente dell’est, oppure nomadi. Altre volte, ultimamente sempre più spesso, anche italiani. Una storia di trafficanti internazionali, borse mondiali e fondi d’investimento. A settembre i colpi erano già 727, mentre erano stati 349 nel 2009 e 805 nel 2008. Il rame delle ferrovie è, per qualità e disponibilità, il più ricercato: negli ultimi due anni il danno diretto ammonta a dieci milioni di euro, senza contare le altre conseguenze.

“Stiamo assistendo a una recrudescenza del fenomeno” spiega Guidalberto Guidi, presidente dell’Anie-Confindustria, l’Associazione dei produttori di lavorati in rame. “Gli episodi si stanno estendendo a macchia d’olio. In particolare nel Triveneto, in Lombardia e nel Mezzogiorno”.
In realtà non c’è una sola provincia italiana che possa dirsi immune dal saccheggio. Gli addetti ai lavori lo chiamano “oro rosso” e la sua quotazione è di 6 euro al chilo. Un mercato che fattura centinaia di milioni di euro ma ad oggi non c’è nessuno che sia riuscito a stimarne l’effettivo valore.

Di recente le gang dell’oro rosso hanno colpito alla stazione Ostiense di Roma portandosi via centinaia di trecce di rame. Il traffico ferroviario sulla linea tirrenica è rimasto bloccato per ore. Ma hanno anche spogliato i cimiteri di Erba, di Todi, di Pinerolo e di altre decine di comuni. Hanno depredato impianti sportivi a Monza e a Porto Sant’Elpidio. Hanno sfilato linee telefoniche a Napoli e Matera. E poi canalette, grondaie, cavi e arredi sacri.

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Chi ruba il rame, anche in grandi quantità, sa esattamente a chi affidarlo. Alex H., una lunga esperienza di furti in giro per l’Italia, spiega: “Il rame si vende meglio dell’oro. In qualsiasi centro di rottamazione te lo prendono. Non ti chiedono documenti, né come te lo sei procurato. In questo periodo lo pagano intorno ai quattro-cinque euro al chilo”. L’operazione di polizia “Oro Rosso”, alcuni anni fa, individuò un’azienda di Ardea (Roma) che trattava con decine di piccoli rottamatori i quali, a loro volta, erano il terminale di ladri in azione nel Lazio, in Campania e in altre regioni limitrofe. “Intercettazioni telefoniche e monitoraggio costante dei depositi di rottame ci consentirono di ricostruire un pezzo consistente della filiera”, ricorda Massimo Bruno, vice questore della Polfer a Roma Termini.
“Nelle fasce orarie dei pendolari siamo arrivati ad avere anche 90 treni bloccati” rileva Franco Fiumara, responsabile della Protezione delle Ferrovie. “Per il sistema è uno stress fortissimo. Noi interveniamo subito per ripristinare gli impianti e far ripartire la circolazione, ma con 16.500 chilometri di linee da controllare non è mai un’impresa facile. Io ho l’impressione che questo fenomeno sia ancora sottovalutato mentre invece meriterebbe indagini approfondite”. Maggiori indagini e un impegno rafforzato saranno al centro delle richieste che gli industriali del settore, annuncia Guidalberto Guidi, rivolgeranno al ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Ma, paradossalmente, è proprio dal settore industriale dei metalli che dovrebbero, o potrebbero, arrivare le prime soluzioni. Perché la filiera illegale del rame non si esaurisce certo con le aziende che trattano i rottami. C’è un ultimo, fondamentale, anello. Quello delle fonderie che ricevono il rame e lo lavorano per immetterlo nuovamente sul mercato. Brescia, Bergamo, Milano e altre province del centro-nord emergono dalle inchieste come aree di destinazione finale. Eppure, le inchieste, si sono sempre fermate un po’ prima. Perché? Che cosa ha impedito di ricostruire l’intera piramide?