Ramy Shehata, il ragazzino eroe del bus di San Donato non va dal Papa. Erano finiti i posti… sul bus

di Daniela Lauria
Pubblicato il 31 maggio 2019 13:01 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2019 13:02
Ramy Shehata, il ragazzino eroe del bus di San Donato non va dal Papa. Erano finiti i posti

Ramy Shehata, il ragazzino eroe del bus di San Donato non va dal Papa. Erano finiti i posti

ROMA – Lo scorso 20 marzo ha salvato la vita ai suoi amici sul bus dirottato e dato alle fiamme da Sy Ousseynou a San Donato Milanese. Ma ieri, 30 maggio, il giovane Ramy Shehata non era su un altro bus, quello che ha portato i suoi compagni di scuola e di sventura da Papa Francesco. Non c’era quando, al termine dell’udienza, sul sagrato della basilica vaticana, il Papa ha fatto una foto di gruppo con gli alunni della scuola Vailati, gli stessi messi in salvo proprio grazie alle telefonate di nascosto del giovane Ramy alle forze dell’ordine. Il tredicenne eroe, nato in Italia da genitori egiziani, non ha trovato posto perché era già tutto prenotato. E’ stato lui stesso a spiegarlo all’AdnKronos: “Mio padre ha risposto tardi alla chat dei genitori nella quale si organizzava il viaggio a Roma per andare dal Papa”.

Rimasto a piedi, spiega ancora Ramy, “sono quindi venuto in Egitto, ma ho fatto per lui un messaggio vocale che spero possiate fargli arrivare. Volevo molto incontrarlo ma non ho avuto la possibilità perché era già tutto prenotato. Mi dispiace moltissimo, sono felice per i miei compagni che sono riusciti a vederlo, perché sono i miei fratelli, ma resto con il desiderio di abbracciare Papa Francesco”.

Come si ricorderà, a favorire le operazioni di salvataggio a San Donato e ad evitare che il sequestro del pullman si trasformasse in un’autentica tragedia, furono proprio le telefonate di allarme di due studenti in ostaggio dell’autista a bordo del mezzo, uno era Ramy l’altro è Adam El Hamami, figli entrambi di genitori immigrati, rispettivamente egiziani e marocchini. I ragazzi della scuola Vailati, accompagnati da tre adulti e da alcuni insegnanti e genitori, hanno parlato di “miracolo” e comunque spiegano i genitori all’Osservatore Romano, “è questa la sensazione che tutti abbiamo, considerando che tutti si sono salvati da una situazione terrificante”.

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Dopo l’udienza dal Papa, i ragazzi sono stati salutati a Viale Trastevere dal ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, e dal comandante dei Carabinieri, il generale Giovanni Nistri. “Siete diventati ambasciatori di grandi valori, un esempio per i vostri coetanei. Se fossi il vostro papà mi sentirei orgoglioso”, li ha accolti un commosso ed emozionato ministro. “Sono qui solo per dirvi grazie, siete degli eroi”, ha detto Bussetti.

L’incontro è stato anche occasione per festeggiare un doppio compleanno, del ministro e di uno degli studenti. “Il carabiniere – ha detto Nistri – è una delle istituzioni più antiche dello Stato, non sta lì solo per fare la faccia burbera, ma per aiutare. Non siamo eroi, siamo persone normali che con mezzi normali a volte fanno cose straordinarie. Non ci riusciamo senza l’affetto e l’aiuto. Tutto è andato bene quella volta perché voi ci avete aiutato: chi ha telefonato, chi ha dato indicazioni, chi è uscito dal bus ordinatamente e senza paura. Crescete sapendo che lo Stato è qualcosa verso cui avere fiducia”.

All’indomani del sequestro, c’era stata da più parti la richiesta di cittadinanza per Adam e Rami. “Non sono io che concedo la cittadinanza – ha tagliato corto Bussetti – Se avessi i poteri farei tante cose, non ho queste competenze”. (Fonte: Adnkronos)