Cronaca Italia

Rapallo, bimba di 4 anni tolta a madre. Giudice: “Parassita, non vuol lavorare”

Rapallo, la bimba strappata via alla madre che "non vuole lavorare"

Rapallo, la bimba strappata via alla madre che “non vuole lavorare”

RAPALLO (GENOVA) – Gliel’hanno portata via mentre era all’asilo. La sua “colpa” di “madre parassita”, questo l’aggettivo scelto dal giudice, è di essere “incapace di accudirla” perché non vuole lavorare. Per questo il Tribunale dei minori di Genova ha ordinato che la piccola, di appena 4 anni, fosse prelevata martedì 7 gennaio da un istituto di Rapallo e affidata temporaneamente ad una casa famiglia.

Nel provvedimento si legge che lo stile di vita della donna  permane negli anni “instabile, precario, alieno all’assunzione di fattivi impegni e parassitario rispetto ai sostegni ottenuti”. La donna, secondo il giudice dei minori, “pone grossi limiti alla sua disponibilità lavorativa rimanendo completamente a carico delle associazioni di volontariato territoriali”. La bambina così “si trova in condizioni di indigenza e emarginazione – prosegue l’ordinanza – che ne mettono a rischio la salute psicofisica e le prospettive evolutive”.

La madre della bimba è di origini romene e risiede a Santa Margherita Ligure dove viene aiutata dai servizi sociali, gli stessi che martedì sono intervenuti insieme a poliziotti in borghese per prelevare la piccola.

La storia della bimba strappata via alla madre che non vuole lavorare è raccontata sul Secolo XIX. Le stesse maestre all’arrivo degli assistenti sociali, hanno sbarrato gli occhi sconcertate: raccontano che la bimba è sempre stata accudita amorevolmente da sua madre.

Ma al di là delle motivazioni dei giudici potrebbe esserci un’altra storia, legata al lavoro sommerso, quello in nero. Secondo Il Secolo XIX, la donna, 38 anni, ragazza madre, lavora in realtà come badante, percepisce 200 euro ufficialmente e altri soldi in nero. Ma, secondo quanto appreso, anche con i compensi in nero le sue disponibilità economiche non sarebbero tali da non ricorrere all’aiuto dei servizi sociali.

“A mia figlia mai ho fatto mancare qualcosa”, giura lei disperata. La direttrice della scuola conferma che la piccina “era sempre pulita, in ordine. E la madre una persona per bene“.

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