Raptus di follia a Milano. Pugile scende in strada e massacra di botte una passante

Pubblicato il 6 agosto 2010 20:20 | Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2010 21:03

Prima l’ha sbattuta contro la vetrina di una banca poi l’ha colpita una, due, tre volte e quando è caduta a terra ha continuato a infierire con pugni assestati con precisione e violenza. Così Oleg Fedchenko, muratore ucraino, 25 anni, appassionato di boxe, ha ucciso in strada, in viale Abruzzi a Milano, una filippina di 41 anni, sposata e madre di due bambini.

Emilu, 41 anni, aveva appena accompagnato uno dei figli dalla sorella, che abita poco lontano dal luogo dell’omicidio, prima di recarsi a casa della famiglia dove lavorava come colf. Sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro prima delle ferie, invece si è scontrata con la follia di un giovane deciso ad uccidere una donna, la prima che avrebbe incontrato per strada, così a caso, accecato dalla follia per la convinzione di essere stato lasciato dalla fidanzata.

Lo aveva detto anche alla madre: ”Scendo in strada e ammazzo qualcuno”. La donna aveva cercato di fermarlo e vedendolo correre via come una furia ha avvisato il 113 del pericolo. Una pattuglia di agenti è giunta in viale Abruzzi, a circa 200 metri dalla casa di Fedchenko, ma la tragedia si era già consumata.

Sporco di sangue, con le nocche scarnificate e rotte per la violenza dei pugni dati alla donna, il pugile si è messo in guardia davanti ai poliziotti, uno dei quali è anche rimasto leggermente ferito. Non è stato facile per gli agenti placare l’ira del giovane ucraino, alto un metro e ottanta e tutto muscoli, non solo per gli allenamenti in palestra ma anche per gli anabolizzanti. Alla fine le manette sono scattate ai polsi e Fedchenko è stato accompagnato all’ospedale Niguarda nel reparto di psichiatria prima di essere trasferito in carcere a San Vittore.

La donna è invece stata trasferita al Fatebenefratelli dove, nonostante i tentativi per rianimarla è morta tre ore dopo. Al massacro hanno assistito terrorizzate diverse persone incapaci di intervenire davanti alla furia omicida.

Per due volte la fidanzata di Oleg, un hostess di origine lituana, è andata a casa sua, in via Gran Sasso, per cercare di capire cosa è successo. ”Non chiedetemi nulla non riesco a spiegarmelo neppure io” ha ripetuto ai giornalisti. Trentaduenne, quindi qualche anno in più del pugile, bionda, capelli lunghi, jeans e maglioncino, la fidanzata ha raccontato poi alla polizia che conosceva Oleg da circa un anno: ”Ultimamente il nostro rapporto era in difficoltà – ha ammesso durante la testimonianza – perché la madre non ci voleva insieme. Ieri sera abbiamo dormito insieme. Mi sembrava tranquillo, non capisco cosa sia successo stamattina”.