Rave party vietati lungo il Po. I sindaci chiamano l’esercito

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 maggio 2018 10:18 | Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2018 10:20
Rave party vietati lungo il Po. I sindaci chiamano l'esercito

Rave party vietati lungo il Po. I sindaci chiamano l’esercito

ROMA – Stanchi di contare gli ingenti danni economici e le devastazioni ambientali causati dai rave party illegali dei week end lungo le sponde del Po, i sindaci dei Comuni del Monferrato e della Lomellina (tra Piemonte e Lombardia) si sono coalizzati per porre un rimedio.

Non solo ordinanze e regolamenti per vietare i raduni a base di musica techno e pasticche di ecstasy: frustrati dal dover accettare il fatto compiuto e la scarsità dei mezzi di contrasto ufficiali, i sindaci di Casale, Frassineto, Ticineto, Valmacca, Breme, Morano e altri Comuni stanno pensando a come coinvolgere l’esercito.

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«Impossibile – dicono tutti – che tir che arrivano carichi di strumenti e amplificatori diretti verso il Po non siano intercettati da nessuno. La storia dei rave party deve finire. I cittadini ne pagano le conseguenze». Conferma il sindaco di Frassineto, Marco Argentero: «Due anni fa, in seguito all’ultimo rave, i cittadini di Frassineto si sono visti caricare di 9000 euro la tariffa rifiuti». (Franca Nebbia, La Stampa)

Da un punto di vista ambientale la devastazione non è arginabile perché “auto e mezzi pesanti rovinano quella che viene definita “cotica erbosa” lasciando via libera a piante infestanti come liane e specie esotiche, che poi si estendono alle colture agricole, danneggiando la flora spontanea e caratteristica delle nostre zone”, spiegano i funzionari del Parco del Po.

Si segnala, in particolare, “l’insufficienza numerica degli agenti, dal fatto che questi eventi vengono organizzati in orari festivi o pre-festivi, quando solo una parte del personale è in funzione e magari impegnato su altri fronti”. L’unica risposta concreta a quella che si configura come una guerra sembra possa essere affidata solo ai soldati.