Ravenna. Testa nel water, insulti e “sei gay”: patrigno condannato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 ottobre 2018 11:14 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2018 11:14
Ravenna. Insultava e maltrattava ragazzo di 15 anni: patrigno condannato

Ravenna. Testa nel water, insulti e “sei gay”: patrigno condannato

RAVENNA – Gli metteva la testa nel water, gli infilava calzini sporchi in bocca, gli dava del ritardato mentale e del gay. Queste le angherie che un ragazzino di 15 anni ha dovuto sopportare da parte del nuovo marito della madre, originario di Ravenna, fino a quando l’uomo non è stato denunciato per maltrattamenti. In primo grado il patrigno era stato assolto, perché i suoi modi di giocare erano stati definiti  di cattivo gusto, ma non un reato. La Corte d’Appello e la Cassazione però hanno ribaltato la sentenza e l’uomo è stato condannato per maltrattamenti a un anno e 4 mesi.

Lorenzo Priviato su Il Resto del Carlino scrive che tra i “giochi” a cui il ragazzino, che all’epoca dei fatti aveva 15 anni, veniva sottoposto erano diversi. L’ex marito della madre gli leccava la faccia, lo colpiva sul sedere con un cucchiaio, lo fotografava mentre era nudo in bagno e poi mostrava gli scatti agli amici di famiglia e ai suoi amici, definendolo gay e deridendolo. Inoltre gli metteva la testa nel water e poi tirava l’acqua.  Tutte condotte che l’uomo ha ammesso come esistenti e che il giudice in primo grado aveva definito “frutto di sottocultura e maleducazione ma non idonee a costituire un reato”. Questo perché anche l’ex moglie aveva definito l’uomo infantile, come quando litigava con il ragazzo per la play station.

I legali del ragazzo si sono così appellati direttamente alla Cassazione con un ricordo d’urgenza, definito “per salto”, per una “erronea applicazione” del reato di maltrattamenti e accusando il patrigno di utilizzare il gioco come strumenti per esercitare violenza morale e cercare di nasconderla. “Avevo cominciato a rassegnarmi al fatto di stare zitto, subire quello che dovevo e poi basta”, aveva dichiarato il ragazzo. La Cassazione ha accolto il ricorso sottolineando che “qui ci si trova in presenza di condotte sicuramente maltrattanti, caratterizzate da disprezzo nei confronti della personalità morale e della dignità del minore, e da minute ma reali violenze fisiche e morali”. Il caso è passato così alla Corte d’Appello di Bologna che ha condannato l’uomo a un anno e 4 mesi e al pagamento di un risarcimento da 10mila euro.