Reddito di cittadinanza a tre defunti. E poi contrabbandieri di sigarette, fornai in nero…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Novembre 2019 9:44 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2019 14:49
Reddito di cittadinanza a tre morti a Treviglio

Attesa al Caf per richiedere il reddito di cittadinanza (Ansa)

ROMA – Tre beneficiari di reddito di cittadinanza non avevano il requisito minimo per ottenere il diritto: erano infatti morti, defunti. E’ quanto ha scoperto in una serie di verifiche mirate il comune di Treviglio, nella Bergamasca, che ha segnalato i casi sospetti all’Inps. “Si tratta di tre persone che risultano decedute negli ultimi quattro mesi – spiegano dal municipio – e di altre due che risultano non essere mai transitate nel territorio di Treviglio, ma residenti in altri Comuni”.

Inps: nessun reddito di cittadinanza ai morti.

Non c’è stata erogazione indebita del reddito di cittadinanza a beneficiari morti. Lo precisa l’Inps a proposito di una notizia sulla segnalazione del comune di Treviglio (Bergamo) di casi di beneficiari morti negli ultimi quattro mesi.
“Per tutti e tre i casi segnalati – sottolinea l’Inps – non c’è stata erogazione indebita del reddito di cittadinanza dopo il decesso. Si tratta di tre cittadini che, al momento della domanda e della concessione del beneficio, erano in vita ed avevano diritto alla prestazione. A decessi avvenuti, l’erogazione del reddito di cittadinanza è stata interrotta.

L’Inps, infatti, controlla l’esistenza in vita dei destinatari di prestazioni. Quando avviene un decesso, esso è immediatamente comunicato all’Inps e registrato in automatico nelle banche dati; di conseguenza, viene modificata la posizione della persona che non può più ricevere pagamenti”.

L’Inps sottolinea anche che sul reddito di cittadinanza “i controlli incrociati dell’Istituto con le banche dati collegate sono massivi e preventivi rispetto all’accoglimento delle domande e la loro efficacia è dimostrata dal fatto che più di un quarto delle domande è stato respinto”. La collaborazione istituzionale coi Comuni, con l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e le altre Autorità di controllo, ossia l’azione sinergica delle Amministrazioni pubbliche – conclude – completa il sistema dei controlli successivi.

I contrabbandieri di sigarette in Campania

Ma non è il solo caso strano, diciamo così. Lavoratori in nero, persone residenti all’estero ma anche contrabbandieri di sigarette: sono diverse le operazioni della Guardia di Finanza che in questi giorni hanno stanato abusi sul reddito di cittadinanza.

Il caso più eclatante infine in Campania. Spacciatori di sigarette di contrabbando per conto di un’agguerrita organizzazione criminale ma anche percettori del reddito di cittadinanza. 

La finta separata, il residente a Londra

In provincia di Bergamo sono stati scoperti dodici casi di indebita percezione della misura di lotta alla povertà: sette cittadini di origine italiana e 5 straniera residenti in vari Comuni della provincia. Una signora di origine libanese ha simulato la separazione dal coniuge; due donne italiane avevano fatto richiesta nonostante fossero state assunte; un cittadino di origine pakistana percepiva invece il reddito di cittadinanza nonostante fosse residente a Londra dove ha da mesi anche un lavoro.

I 4 fornai in nero di Partinico

A Partinico, in provincia di Palermo, il blitz delle Fiamme Gialle ha invece interessato un panificio dove i quattro lavoratori erano tutti occupati in ‘nero’. Uno di loro percepiva il reddito di cittadinanza. Nei confronti di quest’ultimo, un 38enne residente nel Comune siciliano, è scattata la denuncia per violazione della norma sulla misura di sostegno. Rischia la reclusione da due a sei anni. Per il proprietario del panificio è stata invece accertata, non solo una violazione delle norme sul lavoro, ma anche una consistente evasione fiscale (15mila euro di Iva non pagata e imposte evase su un reddito non dichiarato pari a 275mila euro). (fonte Ansa)