Reddito di cittadinanza: la dipendente delle Poste e la coppia di romeni, 100 euro a pratica per corromperla

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2021 18:02 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2021 18:02
Reddito di cittadinanza: la dipendente delle Poste e la coppia di romeni, 100 euro a pratica per corromperla

Reddito di cittadinanza: la dipendente delle Poste e la coppia di romeni, 100 euro a pratica per corromperla (Foto archivio Ansa)

Per ogni carta di reddito di cittadinanza attivata le avrebbero dato 100 euro a cui si aggiungevano regali per sé e per il figlio. Per questo una dipendente delle Poste milanese è finita agli arresti insieme a una coppia di romeni che l’avrebbero corrotta. I due sono nel carcere di Monza, la dipendente delle Poste è ai domiciliari.

L’inchiesta ha fatto luce su un giro di redditi di cittadinanza percepiti illegalmente dal luglio 2020 al gennaio scorso grazie a timbri e firme artefatte, oltre che false attestazioni di soggiorno permanente. Bottino della truffa ai danni dello Stato: 19 mila euro in 7 mesi.

Reddito di cittadinanza, arresti a Milano e Monza 

Nell’ordinanza del gip di Milano Tommaso Perna, si legge che la donna, assieme a un collega ora indagato, avrebbe chiuso un occhio davanti ai documenti contraffatti presentati da marito e moglie, rispettivamente di 27 e 26 anni di origini romene.

La dipendente delle Poste è accusata di aver attestato “falsamente sui moduli di consegna delle carte per la percezione del reddito di cittadinanza di aver compitamente identificato gli effettivi richiedenti”.

Reddito di cittadinanza, 16 pratiche sospette

Le pratiche al momento finite nel mirino degli inquirenti sono 16, tutti connazionali della coppia. La funzionaria avrebbe accettato di violare i propri doveri d’ufficio in cambio di denaro e anche una maglietta, un profumo per il figlio, generi alimentari e altre regalie – riporta il capo di imputazione – in quanto, come si è giustificata via WhatsApp, stava passando un “periodo brutto economicamente”.

Secondo il giudice è “necessario approfondire ulteriormente” la posizione del collega della donna, la quale ha “contributo” con gli altri due arrestati, “a creare un quadro altamente falsificato di ricorrenza delle condizioni per il rilascio della misura assistenziale” da parte dell’Inps.