Forestali brindano per il No al referendum in caserma ad Arezzo

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 dicembre 2016 5:31 | Ultimo aggiornamento: 12 dicembre 2016 7:55
Forestali brindano per il No al referendum in caserma ad Arezzo

Foto Ansa

AREZZO – Hanno organizzato un brindisi presso il comando del Corpo Forestale di Arezzo per festeggiare la vittoria del no al referendum costituzionale. Ma la gioia incontenibile di un gruppo di sindacalisti dei forestali aretini non è piaciuta al comandante, che dapprima ha rifiutato l’invito alla festa e poi ha scritto una lettera di richiamo piuttosto pesante agli autori del gesto.

L’episodio, riferito dalla Nazione, è avvenuto lunedì scorso presso la caserma di viale Santa Margherita ad Arezzo. Protagonista un gruppetto di sindacalisti che, dopo la vittoria del no, secondo quanto si è appreso, hanno portato una bottiglia di spumante presso gli uffici della Forestale e l’hanno aperta proferendo anche parole di gioia per la sconfitta di Matteo Renzi. Poi, tirando fuori i bicchieri e le paste per allestire il rinfresco, hanno festeggiato allargando l’invito al colonnello Claudio D’Amico, comandante dei Forestali di Arezzo, che si trovava nel suo ufficio.

Lì per lì lo stesso D’Amico ha pensato che si trattasse della celebrazione di una nascita, di un compleanno, di una laurea o comunque di un normale anniversario come spesso accade negli uffici. Poi quando ha capito di cosa si trattava è rimasto esterrefatto. L’alto ufficiale non solo si è rifiutato ma si è arrabbiato non poco, giudicando il gesto “assolutamente inammissibile”. L’improvvisata cerimonia è stata giudicata dallo stesso Claudio D’amico una vera e propria “bravata da guappi”.

Il colonnello D’Amico, da quando comanda il Corpo Forestale di Arezzo, ha al suo attivo inchieste di grande spessore. La più famosa è quella relativa alla Chimet di Civitella in Valdichiana, nota azienda specializzata in recupero di metalli preziosi dove fu effettuato uno spettacolare blitz e il sequestro dell’ex cementificio Sacci di Bibbiena, trasformato ancora oggi in zona rossa a causa dei rifiuti pericolosi e dell’amianto ritrovati nel suo perimetro. “Ognuno è libero di pensare come crede – ha scritto il comandante nella sua lettera – ma vi sono dei limiti per ciascuno di noi in quanto esponenti di un corpo di polizia, che impongono di astenersi dal fare propaganda politica durante il servizio…Quanto è avvenuto è del tutto sconveniente”. .