Reggio Calabria, tabaccaia uccisa a colpi di mannaia: fermato filippino ludopatico: “La accusava di non farlo vincere”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Luglio 2019 19:04 | Ultimo aggiornamento: 31 Luglio 2019 19:05
Reggio Calabria, tabaccaia uccisa a colpi di mannaia: fermato filippino ludopatico: "La accusava di non farlo vincere"

Polizia sul luogo dove è avvenuto l’omicidio di Mariella Rota (foto ANSA)

REGGIO CALABRIA – E’ stato un omicidio volontario e premeditato quello di Mariella Rota, la tabaccaia uccisa ieri, martedì 30 luglio, a Reggio Calabria, in via Melacrino. L’uomo fermato, Billi Jay Sicat, di 43 anni, di origini filippine, in Italia regolarmente da 5 anni, secondo quanto riferito dagli inquirenti, soffriva di ludopatia e accusava la donna di truffarlo per giustificare la mancanza di vincite. L’uomo ha praticamente decapitato la donna con una mannaia colpendola poi altre volte. L’omicidio è avvenuto all’interno della tabaccheria.

La ricostruzione dell’omicidio

L’uomo, secondo quanto accertato, è entrato nella tabaccheria poco prima delle 13 dalla porta principale posta sulla strada, ha chiuso la serranda dietro di se ed ha estratto una mannaia. La donna ha provato a difendersi, ma il primo colpo le ha praticamente staccato le dita di una mano, poi il colpo mortale al collo al quale hanno fatto seguito altri colpi. Sicat si è quindi cambiato la maglietta sporca di sangue indossandone una pulita e poi ha tolto l’hard disk da un computer pensando fosse collegato alla videosorveglianza. Quindi è uscito dalla porta sul retro che da nell’androne nel quale si pensava fosse avvenuto il delitto.

Nel pomeriggio alcuni familiari della donna, vedendo il negozio chiuso hanno chiamato la polizia che ha scoperto il cadavere. La videosorveglianza, però, non era collegata all’hard disk prelevato dall’uomo e gli investigatori hanno visto le riprese dell’omicidio. Grazie alla videosorveglianza esterna, poi, gli investigatori sono giunti fino a casa di Sicat, che abita a circa un chilometro di distanza insieme alla moglie. Decisivo per l’identificazione anche un grosso tatuaggio sull’avambraccio destro dell’uomo. Quando è stato prelevato dalla polizia, è stato detto dagli investigatori, l’uomo si stava preparando a partire. Sicat era senza lavoro e secondo quanto riferito spendeva al Lotto tutti i soldi guadagnati dalla moglie. (fonte ANSA)