Reggio Emilia, resta in carcere Ylenia Moretti accusata del tentato omicidio del padre

Pubblicato il 24 Marzo 2010 18:37 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2010 18:37

Ylenia Moretti resta in carcere, ma non è stato convalidato il fermo, compiuto dai carabinieri, della diciannovenne di Luzzara (Reggio Emilia) accusata di tentato omicidio per aver assoldato, in momenti diversi, due killer che avrebbero dovuto uccidere il padre Rodolfo, di 43 anni. La ragazza resta in cella nel timore di reiterazione del reato.

Il giudice Angela Baraldi non ha convalidato nemmeno il fermo del coimputato Davide Giorgi, il mantovano di 26 anni che avrebbe favorito il primo mancato killer indicandogli come agire per bloccare Rodolfo Moretti sotto casa. Pure Giorgi per ora resta in carcere. I legali dei due giovani presenteranno ricorso al Tribunale del riesame contro la decisione del gip reggiano di mantenere la reclusione. La mancata convalida dei fermi ha solo motivazioni di carattere tecnico.

Intanto si starebbe allargando il numero degli indagati nella vicenda, ancora per molti aspetti incomprensibile. Oltre alla madre della ragazza, gli accertamenti in corso riguarderebbero parenti e amici di Ylenia. Ieri davanti al giudice la giovane avrebbe confessato le menzogne che da tempo raccontava al padre, per esempio sul diploma scolastico in realtà mai acquisito, sull’impiego che non aveva, sul ragazzo al quale sarebbe stata legata sentimentalmente, sul suo viaggio mai fatto a New York.

Il padre, per quel viaggio, le aveva consegnato cinquemila euro che la ragazza avrebbe invece offerto ai due candidati killer. La Moretti sosterrebbe però di non aver mai assoldato Alex Granata, il ventiduenne mantovano che l’8 gennaio accoltellò il padre della ragazza, apparentemente senza motivo. Ammetterebbe invece di aver proposto ad un nordafricano di dare una lezione al genitore. Ma il secondo ipotetico killer ha raccontato tutto ai carabinieri. Il pm Valentina Salvi aveva chiesto la convalida degli arresti per il pericolo di fuga e di reiterazione del reato, mentre i difensori si erano appellati quantomeno agli arresti domiciliari, da disporre per la ragazza in casa della zia paterna, Dominique.