Le Regioni non chiedono lo stato d’emergenza per non aumentare la benzina

Pubblicato il 8 Febbraio 2012 14:08 | Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio 2012 14:08
Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile (Lapresse)

Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile (Lapresse)

ROMA – Dalle Regioni non parte la richiesta d’aiuto allo Stato per colpa dell’accisa sulla benzina. È il problema che hanno i governatori a chiedere, a dichiarare lo stato d’emergenza: se lo fanno, devono aumentare le accise sulla benzina. Ovvero devono tassare, subito, i propri cittadini per finanziare le maggiori spese dovute alle calamità. Il risultato è che ci pensano due volte prima di farlo.

Sullo sfondo c’è la Protezione Civile, che dopo la riforma di Giulio Tremonti datata febbraio 2011, “non è più operativa, è un tir con un motore di un motorino”, parola di Franco Gabrielli, successore di Bertolaso, che dopo la bufera di neve ha dovuto affrontare le raffiche di attacchi che gli sono arrivati in primis dal sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Il fatto è che la Protezione Civile non “scatta” più come in passato perché appesantita da troppi passaggi burocratici. Come “scattava”? Con lo stato d’emergenza. Prima del decreto milleproroghe del febbraio 2011 con la quale è stata riformata, la Protezione Civile poteva dichiarare con un’ordinanza lo stato d’emergenza e con la stessa ordinanza poteva programmare gli interventi da fare e le spese da sostenere, spese che il ministero dell’Economia avrebbe poi dovuto coprire.

Ma Tremonti, con la legittima intenzione di evitare sprechi, superomismi e eccessi di autonomia che avevano caratterizzato la gestione di Guido Bertolaso, ha messo troppi vincoli. Ora la Protezione Civile non può decidere da sola quando intervenire. Se c’è uno stato d’emergenza da dichiarare, l’ordinanza deve essere sottoposta all’approvazione del Ministero dell’Economia e della Corte dei Conti.

Regioni e Protezione Civile con le mani legate, sindaci a cui sono stati dati pieni poteri d’intervento sulla carta (nominati “prima autorità di Protezione Civile sul campo), ma che in pratica non possono né muovere i Vigili del Fuoco né la Protezione. Esercito che se lo chiami lo devi pagare (le tariffe autunno-inverno 2011-12 sono di 700 euro al giorno per 10 spalatori). Per il governo Monti c’è molto da lavorare, a meno che non si voglia affrontare le prossime calamità a colpi di carte bollate e polemiche fra poteri locali e nazionali.