Le 5 Regioni che potrebbero chiudere. Quali sono (forse) le rosse, le arancioni e le verdi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Novembre 2020 9:37 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2020 9:37
Le 5 Regioni che potrebbero chiudere. Quali sono (forse) le rosse, le arancioni e le verdi

Coronavirus, “a Milano e Napoli si può prendere al bar o sul bus”. Ricciardi invoca lockdown (Foto d’archivio Ansa)

Regioni italiane divise in tre colori: rosse, arancioni e verdi. Cinque di loro, tra cui Piemonte e Lombardia sono a rischio chiusura.

L’elenco delle Regioni rosse, arancioni e verdi deve ancora essere reso noto ma le Regioni più a rischio (rosse) dovrebbero essere Piemonte, Lombardia e Calabria oltre alla provincia di Bolzano. Ma anche la Campania, in bilico tra rosso e arancione. Capire quale colore in base al rischio contagio sarà assegnato a una Regione è fondamentale per sapere cosa chiude e cosa no, come spostarsi, cosa si può fare…

In zona arancione dovrebbero esserci quindi la Campania (forse), la Puglia, il Veneto (che oscilla tra arancione e verde), la Liguria e la Valle d’Aosta. Verdi tutte le altre.

Regioni rosse: Piemonte, Lombardia, Alto Adige, Calabria e forse Campania. Quelle arancioni: Valle d’Aosta, Liguria, Veneto (in bilico col verde), Campania (in bilico con il rosso) e Puglia. Regioni verdi: Trentino, Friuli, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Sicilia, Sardegna e forse il Veneto.

I colori al momento sarebbero questi, ma possono cambiare anche nei prossimi giorni. Saranno i numeri della pandemia di ogni Regione a far spostare il fattore di rischio.

Ma proprio sui dati, ovvero sui numeri che dovrebbero essere incontrovertibili, si è nel frattempo scatenata una polemica perché dovranno essere i presidenti di Regione a mettere la firma (e di conseguenza la faccia) sui provvedimenti. 

Per questo i governatori hanno scritto una lettera a Conte in cui esprimono preoccupazione per i passaggi del Dpcm che “esautorano il ruolo e i compiti delle Regioni e Province autonome, ponendo in capo al governo ogni scelta e decisione” e vogliono “un contraddittorio per l’esame dei dati” insieme ai tecnici dei dipartimenti regionali. 

Prima della firma del Dpcm da parte del premier Giuseppe Conte, i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza hanno inviato una risposta alle regioni nella quale si specifica che “il coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome è ampiamente garantito dalla partecipazione diretta delle stesse in seno alla Cabina di regia, nonché dall’iter procedimentale costruito che contempla l’adozione, da parte del Ministro della salute, delle relative ordinanze, sentiti i Presidenti delle regioni interessate”. 

Cosa accade nelle Regioni rosse

Ma nelle zone ad alto rischio, rosse, sono vietati gli spostamenti tra territori e tra Regioni, tranne che per lavoro, salute o accompagnare i bambini a scuola. Anche la seconda e la terza media saranno a distanza. E’ fortemente incentivato il lavoro a casa per tutti, dipendenti pubblici e privati.

Nelle zone rosse si potrà fare attività motoria solo nei pressi di casa e saranno chiusi i circoli sportivi ma anche ristoranti, negozi, bar. I parrucchieri resteranno aperti. Chiudono in tutta Italia nei weekend i centri commerciali. Così come le sale bingo, i casinò e ferme le crociere. Il tutto da domani sino al 3 dicembre, salvo altri Dpcm.

Cosa accade nelle Regioni arancioni

La seconda area è quella arancione. Bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie qui resteranno chiusi sempre e non più solo dopo le 18. Potranno fare solo asporto e delivery. Sono salvi però parrucchieri e centri estetici. Dovrebbe essere vietato ogni spostamento in un Comune diverso da quello di residenza o domicilio, salvo comprovate ragioni di lavoro, studio, salute. Per il resto valgono tutte le regole delle zone verdi: 50 per cento di capienza sui mezzi pubblici, didattica a distanza integrale alle superiori, stop ai musei e coprifuoco dalle 22.

Nelle regioni arancioni, dove il rischio è “medio-alto” i ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado seguiranno le lezioni al 100% a distanza anziché al 75% com’era oggi. Anche se poi già molte regioni hanno deciso di semplificarsi la vita passando tutto in Dad nei licei e negli istituti tecnici e professionali. Continuano le lezioni in presenza nelle scuole medie ed elementari e nelle materne. In queste ultime senza obbligo di mascherina per i più piccoli, che deve invece essere indossata dai sei anni quando ci si sposta dal banco.

Cosa accade nelle Regioni verdi

È la zona con regole meno rigide ma comunque più restrittive rispetto al decreto dello scorso 24 ottobre. Alle scuole superiori, ci sarà la didattica a distanza al 100%. Nel trasporto pubblico, è prevista una capienza dimezzata: 50 per cento su bus, metro e treni regionali. I centri commerciali sono chiusi nel weekend e nei giorni festivi. Si fermano anche i musei, le mostre, le sale bingo. Bloccate le crociere. Vengono sospesi i concorsi pubblici, anche quello della scuola. Con l’eccezione di quelli che riguardano il personale della sanità. Sarà consentito l’accesso ai parchi, sempre rispettando la regola del distanziamento di un metro. (Fonti Corriere della Sera e Repubblica).