“Renatino” De Pedis unisce Walter Veltroni e Gianni Alemanno

Pubblicato il 2 Aprile 2012 9:16 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2012 17:11
renato de pedis

Enrico De Pedis detto "Renatino"

ROMA – Si può dire che Walter Veltroni e Gianni Alemanno siano uniti dall’ex boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis detto “Renatino”: non perché ne avessero avuto in nessun modo legami ma perché entrambi negli ultimi giorni hanno nuovamente capeggiato sulle prime pagine dei giornali occupandosi della sua sepoltura.

E’ tornata infatti a scoppiare in questi giorni la polemica sulla tumulazione nella basilica romana di Sant’Apollinare dell’ex capo della Banda della Magliana: Walter Veltroni ha fatto un‘interrogazione parlamentare per sapere chi avesse nel 1990 autorizzato quella sepoltura, il ministro Anna Maria Cancellieri ha effettuato delle ricerche e alla fine ha rivelato che fu la Cei a dare le autorizzazioni del caso e il Comune di Roma ad avallare il tutto. Alla fine sulla vicenda ha messo il cappello l’attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno, promettendo di spostare una volta per tutte “Renatino” da quella Basilica.

Tutto è iniziato il 27 marzo con l’interrogazione presentata dal Democratico Walter Veltroni al ministro dell’Interno sul caso di Emanuela Orlandi, la cittadina dello Stato vaticano scomparsa ventotto anni fa.  Veltroni chiede di sapere ”se esiste il decreto del ministero degli Interni che autorizza la sepoltura del boss della Banda della Magliana, Enrico De Pedis, nella basilica romana di sant’Apollinare, quando e’ stato firmato e da chi, e se, assieme a eventuali documenti dei servizi di sicurezza, sia stato consegnato alla magistratura inquirente”.

La Cancellieri risponde che nessun ufficio dell’amministrazione dell’Interno venne interessato per rilasciare la documentazione necessaria per consentire la sepoltura di Enrico De Pedis. Poi però annuncia che verranno fatti a breve degli accertamenti.

Nella diatriba entra anche l’ex sindaco di Roma tra il 1989 e il 1993, Franco Carraro, forse intuendo che sarebbe stato tirato in ballo di lì a poco e dicendo di non aver mai avuto responsabilità nella sepoltura di De Pedis: ”Nella mia vita non mi sono occupato mai di traslazione di salme, tantomeno di quella di “Renatino” De Pedis. Anche se e’ passato tanto tempo – aggiunge Carraro – lo escludo nella maniera piu’ assoluta”.

Gli “accertamenti” chiesti dalla Cancellieri avvengono a ritmi incalzanti tanto che già il 30 marzo, ovvero tre giorni dopo l’interrogazione parlamentare di Veltroni la Cancellieri si ripresenta in Parlamento per illustrare le novità del caso. La ministra dice che De Pedis venne sotterrato senza l’autorizzazione del ministero dell’Interno ma con l’avallo del Comune di Roma, all’epoca amministrato da Carraro. “Per il trasferimento della salma del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, dal cimitero del Verano alla basilica di Sant’Apollinare – dice Cancellieri – non era necessaria l’autorizzazione del ministero dell’Interno, ma bastava quella del Comune di Roma”.

La Cancellieri lo stesso 30 marzo scrive una lettera a Veltroni dicendo che fu la Cei ad autorizzare lo spostamento della salma di De Pedis dal Verano alla basilica di Sant’Apollinare: “E’ stato il cardinal Ugo Poletti il 10 marzo 1990 a rilasciare il nulla osta della Santa Sede alla tumulazione della salma di De Pedis nella Basilica di S. Apollinare – scrive – La basilica di S. Apollinare non è territorio dello Stato del Vaticano ma gode di un particolare regime giuridico, definito dalla Corte Costituzionale ‘privilegio di estraterritorialita’ che si traduce nel riconoscimento alla Santa Sede della facoltà di dare all’immobile l’assetto che creda, senza bisogno di autorizzazioni o consensi da parte di Autorità governative, provinciali, comunali italiane”.

“In data 10 marzo 1990 il cardinal Ugo Poletti – scrive Cancellieri – rilasciava il nulla osta della Santa Sede alla tumulazione della salma di De Pedis nella Basilica di S. Apollinare”. Il 20 marzo 1990 ”monsignor Pietro Vergari, attesta, nella qualità di Rettore della Basilica di S.Apollinare, che la stessa è soggetta allo speciale regime giuridico di cui all’articolo 16 della legge n. 810/29 sopra richiamato. E poi la famiglia De Pedis ottiene, in data 23 marzo 1990, dall’autorità comunale l’autorizzazione all’estumulazione della salma del congiunto dal Cimitero monumentale del Verano per il successivo trasferimento alla Basilica di S. Apollinare in Roma.’La famiglia De Pedis – continua la Cancellieri  – chiede nella stessa data, 23 marzo 1990, l’assistenza sanitaria per la traslazione della salma ‘nella Basilica di S. Apollinare Stato Città del Vaticano’. La famiglia De Pedis ottiene in data 24 aprile 1990 dalla autorità comunale l’autorizzazione al trasporto della salma del congiunto ‘da Roma a Città del Vaticano”’.

Quello che emerge dalla lettera è chiaro: la Cei autorizzò la sepoltura di De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare ma il comune di Roma (con l’allora sindaco Carraro) diede tutte le autorizzazioni del caso e l’assistenza sanitaria per trasportare la salma dell’ex boss della Banda della Magliana dal Verano alla basilica.

Veltroni contro-risponde alla Cancellieri ed essenzialmente fa finta di non vedere la responsabilità del Comune: ‘La basilica di sant’Apollinare – dice – come da me sostenuto in aula, non è in una condizione di extraterritorialità. Il suo status, di regime cosiddetto extrafiscale, consente di mutare , senza autorizzazioni italiane, ‘l’assetto’, così evidentemente intendendosi opere sulla struttura dell’edificio che possono essere effettuate in deroga a permessi amministrativi. Come è ovvio non sono trasferibili a beni non extraterritoriali i benefici previsti per quelli che lo sono. Evidentemente dunque non poteva essere trasferita li’, senza l’ottemperanza alle leggi italiane, una salma traslata da un cimitero sul territorio del nostro paese”, aggiunge.

”Il ministro conferma che – sostiene Veltroni – nessuna autorizzazione di quelle previste dalla legge è stata rilasciata, mai. Anche in ragione del fatto che, secondo le leggi italiane, per eseguire queste speciali sepolture è necessario che il defunto abbia acquisito in vita ‘speciali benemerenze’. E non è certo il caso del signor De Pedis, capo della banda della Magliana”. ”Dunque questo è il primo profilo – aggiunge Veltroni – di evidente irregolarità della anomala procedura che ha portato alla incredibile decisione di seppellire il capo di una banda criminale in una delle Basiliche di maggiore importanza di Roma”. Per l’ex segretario Pd ”è evidente ora, grazie a questa lettera, che per questa incredibile decisione si sono aggirate leggi nazionali e alterate le procedure di autorizzazione locale. Perché? Chi lo ha fatto?”.

Nel bel mezzo della polemica si inserisce allora l’attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che tenta di metterci il cappello cercando un risalto sui giornali, che infatti trova. Dopo giorni di silenzio il sindaco di Roma parla anche della vicenda De Pedis e lo fa con fragore promettendo di far luce sulla vicenda e di spostare una volta per tutte “Renatino” da quella Chiesta. “Chi ha spostato quella salma? – chiede Alemanno – Apriremo i nostri archivi, tireremo fuori tutte le carte, entro un paio di giorni spero di poter dire come sono andate le cose. Non è accettabile che un bandito come De Pedis sia sepolto nella chiesa. Mi auguro si possa trovare un’altra collocazione”.