Renato Mannheimer: evasione da 10 mln con false fatture, chiusa l’inchiesta

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 febbraio 2014 12:09 | Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2014 12:09
Renato Mannheimer: evasione da 10 mln con false fatture, chiusa l'inchiesta

Renato Mannheimer: evasione da 10 mln con false fatture, chiusa l’inchiesta

ROMA – Renato Mannheimer: evasione da 10 mln con false fatture, chiusa l’inchiesta. Il pm di Milano Adriano Scudieri ha chiuso le indagini su Renato Mannheimer, presidente dell’Ispo, l’istituto di sondaggi, indagato per un’evasione da 10 milioni di euro insieme al consulente Francesco Merlo ed altre persone. L’evasione, contestata a conclusione di indagini della Guardia di Finanza, si riferisce agli anni dal 2005 al 2010, e sarebbe stata realizzata con fatture false per 30 milioni di euro. Mannheimer, dopo essere stato interrogato due mesi fa dal pm, aveva detto di voler restituire al fisco tutto il dovuto.

Il sondaggista è indagato per associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale e all’utilizzo di fatture per operazione inesistenti nella sua qualità di “amministratore e legale rappresentante, dal 29.07.2010 al 23.05.2013, della ISPO RICERCHE s.r.l.” e come responsabile di altre società. E’ accusato di essere l’ideatore “e beneficiario dell’attività fraudolenta, posta in essere attraverso il consulente e commercialista Merlo Francesco Mario, e, altresì, mediante le società filtro” e le “società ‘cartiere’ tunisine ‘EUROMED CONSULTING sarl’, ‘ARDI RESEARCH sarl’, ‘WORLDLOGIC sarl’, ‘M.C.G. sarl'”.

Mannheimer, secondo quanto scrive il pm del pool coordinato dal procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, si sarebbe servito “al fine di evadere le imposte sui redditi e sull’Iva, nelle dichiarazioni fiscali societarie per gli anni dal 2004 al 2010” di fatture “per operazioni inesistenti utilizzate dalle società effettivamente operative da lui amministrate, emesse dalle società ‘filtro”’ e di ”fatture per operazioni inesistenti utilizzate dalle società ‘filtro’ da lui di fatto amministrate, emesse dalle società ‘cartiere’ tunisine”. Il sondaggista, inoltre, avrebbe trasferito “il provento dell’evasione alle società cartiere tunisine per poi veicolare l’illecito profitto su conti a lui riconducibili radicati in Svizzera, in Antigua e Lussemburgo”.