Renato Vallanzasca, richiesta dal carcere di Bollate: “Dategli la libertà condizionale”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 aprile 2018 12:34 | Ultimo aggiornamento: 17 aprile 2018 12:34
Renato Vallanzasca, richiesta dal carcere di Bollate: "Dategli la libertà condizionale"

Renato Vallanzasca, richiesta dal carcere di Bollate: “Dategli la libertà condizionale”

ROMA – Renato Vallanzasca, protagonista della mala milanese e condannato a 4 ergastoli e 296 anni di carcere, ha avuto un “cambiamento profondo”, “intellettuale ed emotivo”, “non potrebbe progredire con altra detenzione” e dunque si ritiene che “possa essere ammesso alla liberazione condizionale”, ossia possa concludere la pena fuori dal carcere in regime di libertà vigilata.

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Lo scrive l’equipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate in una relazione depositata dalla difesa al Tribunale di Sorveglianza che deve decidere. Il cambiamento di Vallanzasca, scrive Massimo Parisi, direttore dell’equipe del carcere, “evidenziato anche dall’anonimato degli ultimi anni (non ha consentito nessuna intervista), appare di un livello tale (tenuto conto della persona, della sua storia e del contesto) che non potrebbe progredire con altra detenzione, che potrebbe, di fatto, al contrario sollecitare una nuova chiusura dello stesso”.

Si tratta, si legge nella relazione, “di un cambiamento profondo, non solo anagrafico, ma intellettuale ed emotivo, frutto di una sofferenza che, seppur non evidenziata, nei colloqui con gli operatori che da anni lo seguono, sa emergere in modo autentico e non sovrastrutturata”.

Gli operatori di Bollate “prendono atto che dopo una revoca” della semilibertà per una condanna per rapina impropria (semilibertà chiesta di nuovo in subordine rispetto alla liberazione condizionale dal legale Davide Steccanella) “ipotizzare una misura più ampia di quella revocata”, ossia la liberazione condizionale (la pena si sconta fuori dal carcere e non si rientra a dormire in cella) “potrebbe sembrare un’anomalia trattamentale”.

Anche alla luce “del principio dell’individualizzazione del trattamento, non si riesce a cogliere”, però, a detta degli operatori, “la percorribilità/sostenibilità di un percorso graduale (esempio permessi, lavoro all’esterno, semilibertà) che, tenuto conto dei tempi e dell’età del soggetto (68 anni, ndr.), rischia, di fatto di essere irrealizzabile”.

Secondo il carcere, dunque, ci sono “le condizioni (nonché la necessità da un punto di vista andragogico) di sostenere un ulteriore sviluppo del percorso del soggetto, ravvisando anche un adeguato livello di ravvedimento, tenuto conto del percorso di mediazione penale, vista la rete esterna (lavoro, volontariato, affetti)” e si ritiene “che il soggetto possa essere ammesso alla liberazione condizionale (o in subordine alla semilibertà)”. La decisione, dopo l’udienza di oggi, spetterà ai giudici della Sorveglianza (presidente Corti, relatore Gambitta).

Comunità e cooperativa già disponibili per lui. Una cooperativa e una comunità hanno già manifestato la disponibilità, come anche in passato, a far svolgere “attività”, anche lavorativa, a Renato Vallanzasca, il quale, attraverso il suo difensore, l’avvocato Davide Steccanella, ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza di Milano la concessione della liberazione condizionale e in subordine della semilibertà. Lo si legge nella relazione degli operatori del carcere di Bollate, dove il ‘bel René’ è detenuto, depositata agli atti della Sorveglianza.

Il carcere, infatti, ha già formulato “un programma” nel caso di “ammissione” di Vallanzasca “alla liberazione condizionale (o alla semilibertà)” con “attività lavorativa alle dipendenze della soc. coop. Opera Infiore e attività presso la comunità Il Gabbiano”, nel Lecchese. La condizione economica, si legge nella relazione, “non gli ha consentito di risarcire completamente il danno né di pagare le spese di giustizia ma si prende atto della sua disponibilità a farlo (come nel caso dei proventi del libro) e della sua posizione verso il danno”.

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