Renato Vallanzasca, Tribunale di Sorveglianza gli nega la libertà vigilata

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 aprile 2018 14:14 | Ultimo aggiornamento: 20 aprile 2018 14:47
Renato Vallanzasca, Tribunale di Sorveglianza gli nega la libertà vigilata

Renato Vallanzasca, Tribunale di Sorveglianza gli nega la libertà vigilata

MILANO – Niente libertà condizionale per Renato Vallanzasca, protagonista della mala milanese negli anni Settanta e Ottanta. Il tribunale di Sorveglianza di Milano ha respinto le richieste di scarcerazione in regime di semilibertà presentate dalla difesa e avallate da una relazione dell’equipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate in una relazione. Ma il giudice di sorveglianza ha detto no: il Bel Renè sta attualmente scontando una pena pari a 4 ergastoli e 296 anni di carcere.

Secondo il direttore del team di esperti, Massimo Parisi, Vallanzasca ha avuto un “cambiamento profondo”, “intellettuale ed emotivo”, “non potrebbe progredire con altra detenzione”. Di qui l’auspicio che potesse concludere la pena fuori dal carcere in regime di libertà vigilata.

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Una cooperativa e una comunità avevano già manifestato la disponibilità, come anche in passato, a far svolgere “attività”, anche lavorativa. Vallanzasca, dunque, dovrà restare in carcere. In particolare, i giudici (presidente Corti, relatore Gambitta) hanno dichiarato “inammissibile” l’istanza di semilibertà e rigettato la richiesta di liberazione condizionale (scontare la pena fuori dal carcere in regime di libertà vigilata).

Nel 2014 Vallanzasca si era visto revocare la semilibertà, ottenuta qualche anno prima, perché venne arrestato e poi condannato a 10 mesi per una rapina impropria in un supermarket di oggetti di poco valore, tra cui un paio di mutande. Il suo legale nell’istanza per la liberazione condizionale e in subordine per la semilibertà (il detenuto torna in carcere la sera) aveva ricordato che Vallanzasca sta per “compiere 70 anni” e che ha “trascorso, seppur con qualche breve intervallo, l’intera propria esistenza in carcere”.

Una detenzione iniziata nel 1972, “con un intervallo complessivo di meno di un anno” fuori “per le due evasioni”, e un totale di “mezzo secolo” dietro le sbarre, 45 anni per l’esattezza. “Ci troviamo di fronte – aveva scritto la difesa – ad un detenuto entrato in prigione appena dopo il compimento della maggiore età e che oggi uscirebbe da ‘vecchio'”.

“Dispiace che un tentato furto di boxer di 4 anni fa abbia fatto ritenere ancora pericoloso un 70enne dopo mezzo secolo di carcere”, ha commentato a caldo l’avvocato Davide Steccanella. Per il legale “dispiace che il Tribunale non abbia condiviso l’importante lavoro fatto nel corso di questi anni dal carcere di Bollate, la mediazione iniziata e la disponibilità di una cooperativa seria come il Gabbiano a prendere in carico Vallanzasca per la libertà condizionale”.