Riccardo Casamassima, il carabiniere testimone del caso Cucchi: “Mi trasferiscono per punizione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 giugno 2018 8:57 | Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2018 8:57
Riccardo Casamassima cucchi

Riccardo Casamassima, il carabiniere testimone del caso Cucchi: “Mi trasferiscono per punizione”

ROMA – Riccardo Casamassima, l’appuntato dei carabinieri di Andria che con la sua testimonianza ha fatto riaprire l’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, morto  il 22 ottobre del 2009 mentre era in custodia cautelare [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] nel carcere di Regina Coeli a Roma, ha denunciato le ritorsioni che a suo dire starebbe subendo per aver testimoniato contro alcuni suoi colleghi.

Le testimonianze di Casamassima hanno portato all’incriminazione di cinque uomini dell’Arma e alla riapertura del caso.

Il carabiniere Casamassima nella serata di ieri, lunedì 18 giugno, si è fatto immortalare in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook. Il militare indossa la divisa (“perché ci tengo”) e spiega: “Avevo manifestato la mia paura ad andare a testimoniare. Mi avevano detto di stare attento perché dal comando generale c’erano troppe pressioni. Eccole, le pressioni: un altro trasferimento. L’ultima cosa che mi sarei immaginato”.

Nel video Casamassima afferma: “Le mie paure si sono concretizzate: mi è stato notificato un trasferimento presso la scuola. Io sarò allontanato da casa, sarò demansionato e andrò a lavorare a scuola dopo essere stato per vent’anni per la strada”. Il militare fa poi appello “alle alte cariche dello Stato, perché dicano se è giusto che una persona onesta debba subire questo trattamento”.

Casamassima ha quindi annunciato che oggi avrebbe tentato di parlare con il nuovo comandante generale dell’Arma, Giovanni Nistri, prima di recarsi di nuovo in procura. “Ci sono altri carabinieri che devono essere ascoltati nel processo Cucchi“, perciò, ha fatto notare, “una qualsiasi azione fatta contro di me va a compromettere il processo”.

Il militare ha quindi fatto appello al Presidente del Consiglio e ai ministri Salvini e Di Maio affinché intervengano: “E’ inammissibile  che un’istituzione come l’arma dei carabinieri quando denunci qualcosa devi trovarti a subire trasferimenti, punizioni e vessazioni”.

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