Riccardo Magherini, la difesa dei volontari: “Manette ostacolarono intervento”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Maggio 2014 16:32 | Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2014 16:33
Riccardo Magherini, la difesa dei volontari: "Manette ostacolarono intervento"

Riccardo Magherini, la difesa dei volontari: “Manette ostacolarono intervento”

FIRENZE – Il massaggio cardiaco su Riccardo Magherini, il quarantenne fiorentino morto in strada dopo l’arresto la notte tra il 2 e il 3 marzo scorso, iniziò con l’uomo “ancora ammanettato” perché i militari, al medico che appena arrivato aveva chiesto di togliere “immediatamente” le manette, risposero di “non trovare le chiavi”.

Lo scrivono in una lunga nota gli avvocati Massimiliano Manzo e Andrea Marsili Libelli, difensori dei tre volontari della Cri indagati insieme a quattro militari e due operatori del 118. A Magherini, secondo quanto ricostruito dai legali dei volontari della Cri, vennero tolte le manette quando le chiavi furono poi trovate in una delle due auto di servizio dei carabinieri intervenuti sul posto.

Nella lunga nota degli avvocati, in cui si spiega di non poter dire niente su quanto successo prima dell’arrivo dell’ambulanza, cioè su come era stato fermato dai militari Magherini, si ricostruisce l’intervento dei volontari e quello del personale dell’automedica, arrivata solo più tardi.

Furono proprio i carabinieri, che tra l’altro avevano chiamato il 118, a riferire ai volontari “di una situazione altamente pericolosa poichè se liberato il paziente si sarebbe potuto rivelare assai aggressivo”, ma che proprio per questo fu impedito ai volontari di avvicinarsi e prestare soccorso.

“Le reiterate richieste di togliere le manette o cambiare posizione al paziente, provenienti dai volontari della Croce Rossa, sono rimaste tutte vane” continuano gli avvocati Manzo e Marsili Libelli. Al loro arrivo i volontari avevano trovato “una persona a terra in posizione prona, ammanettata con le mani dietro la schiena e sopra di essa un carabiniere che l’immobilizzava, standovi a cavalcioni, mentre un altro era lì vicino, pronto ad intervenire”, inoltre non nuda come era stato detto loro dall’operatore della centrale al momento della chiamata.

Furono gli stessi militari a sollecitare l’arrivo di un medico perchè la persona “era pericolosa e necessitava in ogni modo di essere sedata” si legge ancora nella nota. Prima dell’arrivo dell’automedica, si spiega, una volontaria chiese al caposquadra di informare “la centrale operativa del 118 circa il fatto che i carabinieri impedivano qualsivoglia valutazione del paziente”, e la stessa riuscì ad applicare un “saturimetro” che, forse a causa della posizione e delle manette, “non dava alcun esito”.

Sempre la stessa volontaria venne sentita, intorno alle 3 al pronto soccorso dell’ospedale “a sommarie informazioni” nella stanza dove c’era il corpo di Magherini, ormai dichiarato deceduto, da uno dei carabinieri presenti in borgo San Frediano, dove il quarantenne era stato bloccato.