Riciclaggio: notte in carcere per Scaglia, venerdì o sabato interrogatorio

Pubblicato il 26 Febbraio 2010 9:48 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2010 9:48

Silvio Scaglia

Silvio Scaglia è rientrato a Roma e ha trascorso la prima notte in carcere.  L’ex amministratore delegato della società telefonica Fastweb coinvolto nell’inchiesta su un presunto maxi riciclaggio di circa 2 miliardi di euro, è giunto all’aeroporto di Ciampino a mezzanotte e mezza di venerdì 26 febbraio con un volo privato proveniente dalle Antille dopo uno scalo tecnico a Casablanca.

Scaglia è stato prelevato direttamente sotto bordo dell’aereo dalla Guardia di Finanza ed é stato fatto uscire da un varco secondario, lontano dai numerosi cameraman e giornalisti che lo attendevano nel settore dell’aviazione generale. Secondo quanto affermato dal suo avvocato Gildo Ursini, l’ex numero uno di Fastweb si è costituito alla Guardia di Finanza e sarà interrogato tra venerdì 26 e sabato 27 febbraio.

Molto probabilmente il ‘mago’ della finanza, come lo avevano soprannominato i colleghi alcuni anni fa, nell’interrogatorio respingerà ogni accusa. In un primo momento il rientro di Scaglia era atteso per il primo pomeriggio di giovedì 25 febbario. Poi è slittato e i tempi dilatati hanno fatto pensare ad una trattativa tra i legali di Scaglia e gli inquirenti. Una possibile trattativa incentrata sulla disponibilità dell’indagato eccellente a collaborare con la magistratura.

“Desidero parlare al più presto con i magistrati per poter rispondere dei fatti che mi sono stati attribuiti”, aveva fatto sapere attraverso i suoi avvocati Silvio Scaglia. “Sono totalmente tranquillo sulla correttezza del mio operato e della società da me amministrata”.

In poche parole Scaglia sostiene di non sapere nulla di frodi carosello, di riciclaggio, di una rete della ‘ndrangheta nella societa’ da lui fondata. Su Fastweb, dopo l’avvio dell’inchiesta, pende una richiesta di commissariamento fatta dai magistrati della procura di Roma.

La giornata in attesa dell’ex numero uno di Fastweb è stata contrassegnata da una attività febbrile da parte degli inquirenti impegnati in una lunga riunione in attesa di formulare a Scaglia i capi di imputazione. Alla base dell’inchiesta giudiziaria alcune denunce relative a truffe legate agli sms con i quali gli operatori di telefonia mobile attivavano all’insaputa dei clienti servizi a pagamento ma anche la tranche che vedrebbe il maggiore della Guardia di finanza Luca Berriola, in servizio al comando Tutela finanza pubblica, arrestato per aver incassato una cospicua tangente su una delle operazioni di riciclaggio.

Secondo l’accusa Silvio Scaglia era “il dominus pressoché assoluto” di Fastweb ed è ‘logico’ ritenere che le operazioni commerciali fittizie ‘Phuncards’ e ‘Traffico Telefonico’ “fossero non soltanto da lui conosciute, ma espressamente autorizzate in quanto indispensabili per l’abbellimento dei bilanci e della contabilità della società da lui amministratà”, scrive il gip Aldo Morgigni nell’ordinanza di custodia cautelare.

Scaglia è accusato, nella sua qualità di amministratore delegato e di presidente del cda di Fastweb SpA, e di amministratore delegato di E.Biscom spa di “partecipazione all’associazione per delinquere” individuata dagli inquirenti, “in relazione alle condotte tenute nell’ambito delle operazioni commerciali fittizie e del reato di “dichiarazione infedele mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” in relazione alle dichiarazioni Iva relative agli anni fiscali 2003, 2005 e 2006.

Sempre secondo il gip, Scaglia era “non soltanto il legale rappresentante” di Fastweb “di fronte a terzi, ma il vero dominus della società quotata dopo la trasformazione e colui al quale venivano quindi riferite le scelte gestionali di maggior rilievo nell’ambito della società”. Ma a questa visione delle cose, ad esempio, non crede il finanziere Francesco Micheli, cofondatore di e.Biscom, oggi Fastweb, assieme a Scaglia. “Scaglia certo non poteva immaginare – ha detto Micheli – che nell’azienda potesse esserci la lunga mano della ‘ndrangheta”.