Ricoveri ospedali: sono il doppio/triplo della cifra del bollettino. Vanno aggiunti i dimessi

di Riccardo Galli
Pubblicato il 26 Ottobre 2020 12:54 | Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2020 12:54
Ricoveri ospedali Covid: sono il doppio/triplo della cifra del bollettino. Vanno aggiunti i dimessi

Ricoveri ospedali: sono il doppio/triplo della cifra del bollettino. Vanno aggiunti i dimessi (Foto d’archivio)

Negli ospedali ci sono ogni giorno il triplo di pazienti Covid di quello che ci dice il bollettino. Il doppio nelle terapie intensive.

I pazienti Covid che ogni giorno vengono ricoverati negli ospedali sono il triplo rispetto a quanto i numeri della sera ci indicano. E nelle terapie intensive i nuovi ingressi sono il doppio.

Non per incuria o per colpevole menzogna, ma perché nessuno si prende la briga di fare questo conto puntando l’attenzione – per alcuni versi comprensibilmente – sul tasso di occupazione dei nosocomi e non sui nuovi ingressi.

Covid: i numeri veri dei ricoveri negli ospedali lombardi

Sabato 17 ottobre i nuovi pazienti finiti in ospedale per Covid in Lombardia sono stati 307, contro il +109 che appariva nel bollettino della Protezione civile; il 18 ottobre 326, contro i 122 ufficiali. Il 19 ottobre 398 contro 71. Il 20 ottobre 408 contro 132, e il 21 ottobre – ultimo dato disponibile – 359 contro 253.

Numeri forniti dal Corriere della Sera che si riferiscono ad una regione, quella più colpita dalla pandemia. Ma che valgono più o meno per tutto il Paese.

Il tasso di occupazione degli ospedali

Oramai abbiamo imparato che di fondamentale importanza è il tasso di occupazione degli ospedali italiani. Quanti cioè sono i posti in terapia intensiva, subintensiva e nelle normali corsie già utilizzati. Numero fondamentale perché finché il nostro sistema sanitario sarà in grado di accogliere e curare nuovi pazienti sarà in grado di fare il suo lavoro assistendo i malati.

Quando ci sarà il ‘tutto esaurito’ sarà invece il momento del collasso, il momento in cui non si potranno più seguire i sintomatici, ricoverare i pazienti ed intubare i più gravi. Scenario apocalittico da scongiurare ed evitare ad ogni costo. Motivo questo per cui l’attenzione ogni giorno, all’arrivo dei dati quotidiani, si concentra su quanti posti sono occupati ‘in più’ rispetto alle 24 ore precedenti. ‘In più’ che però nasconde e non dice quante sono le persone che nelle ultime 24 ore sono state ricoverate.

Il saldo tra ingressi e dimissioni

I dati che vengono comunicati quotidianamente sono infatti il saldo tra gli ingressi in ospedale e le dimissioni (e anche i decessi purtroppo): se un tal giorno vengono ricoverati 500 pazienti e altri 250 vengono dimessi, nelle statistiche della Protezione civile leggeremo 250 ricoverati ‘in più’ rispetto al giorno prima. E lo stesso vale per le rianimazioni.

Numeri poco noti perché sottoposti al vincolo di riservatezza e che non verrebbero diffusi anche per non generare panico, sempre dannoso. Numeri però utili per altro, per capire cioè qual è la reale situazione nel Paese.

Abbiamo letto dell’allarme dei Pronto Soccorso, incapaci o quasi di gestire gli arrivi sempre più numerosi con pazienti in attesa in ambulanza per ore e ‘parcheggiati’ per giorni prima di trovare un posto in corsia. Uno scenario inaspettato leggendo dei 71 e dei 132 ricoveri in Lombardia il 19 e il 20 ottobre scorsi.

Poco più di 200 ricoveri non dovrebbero essere una cifra indigeribile per la pur sotto stress sanità lombarda. In realtà però le persone arrivate negli ospedali di Milano e Regione in quei due giorni bisognose di ricovero sono state 906. Oltre 4 volte tanto.

Lombardia: gli infetti ricoverati raddopiano ogni 6 giorni

Rimanendo in Lombardia, il numero di infetti ricoverati raddoppia ogni 6 giorni e se il trend resta questo — cioè se le contromisure finora adottate risultano deboli — si arriverà ai primi di novembre a circa tremila nuove ospedalizzazioni al giorno e a 153 nuove ammissioni in terapia intensiva, cosa difficilmente gestibile dal sistema sanitario regionale. La Lombardia è la regione messa peggio dal punto di vista dei nuovi contagi, ma non certo la peggiore per infrastrutture sanitarie. (Fonte Corriere della Sera)