Rifiuta di praticare un aborto terapeutico: ginecologo obiettore licenziato a Giugliano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 novembre 2018 12:08 | Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2018 12:18
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Rifiuta di praticare un aborto terapeutico: medico obiettore licenziato

NAPOLI – Un ginecologo di Giugliano in Campania, Napoli, è stato licenziato dalla Asl per omissione di assistenza. Il medico si è rifiutato di prestare soccorso a una donna alla 18esima settimana di gravidanza: non ha eseguito un aborto terapeutico in quanto obiettore di coscienza. La paziente, che ha rischiato la vita, è stata salvata dall’intervento di un altro medico, non di turno, avvisato da un’ostetrica del pronto soccorso.

L’episodio è avvenuto la notte tra il 30 giugno e il 1 luglio. La donna, arrivata al pronto soccorso dell’ospedale San Giuliano in gravissime condizioni, era in travaglio e, avendo già espulso il feto privo di attività cardiaca, doveva essere portata immediatamente in sala parto. Ma il medico di guardia disse di non poter intervenire.

A risolvere la situazione ci ha pensato un’ostetrica chiamando un altro medico il quale, però, non era di turno né reperibile ma è stato costretto a precipitarsi in ospedale una volta capito che qualsiasi ulteriore perdita di tempo sarebbe stata fatale. A nulla, infatti, era servito spiegare all’ostetrica che il medico presente in pronto soccorso era obbligato a intervenire. 

E’ stato quindi il dottore arrivato di corsa da casa a operare la donna, salvandole la vita, e, successivamente, a informare dell’accaduto i vertici della Asl di Napoli. I quali hanno stabilito il licenziamento immediato per il ginecologo che ha rifiutato l’intervento.

Come spiegato dalla direttrice sanitaria dell’Asl, infatti, “la giustificazione addotta dallo specialista di guardia inadempiente non è stata ritenuta valida” ha detto Virginia Scafarto.

L’aborto farmacologico era in fase avanzata, motivo per il quale il medico non poteva appellarsi all’obiezione: semplicemente doveva occuparsi dell’emergenza. L’obiezione di coscienza, infatti, esenta sì dal praticare l’aborto ma non consente di essere esonerati dal dovere di legge di prestare assistenza.