Rifiuti Napoli: sciopero e proteste dei lavoratori. Striscione choc “Viva i casalesi”

Pubblicato il 28 Settembre 2009 19:08 | Ultimo aggiornamento: 28 Settembre 2009 19:30

casalesiA Napoli è in corso un presidio ad oltranza davanti alla sede del commissariato rifiuti in piazza Plebiscito. A protestare sono i lavoratori degli ex consorzi di bacino che contestano la decisione del Consiglio di Stato che con una sentenza ha annullato le due ordinanze del 2001 con cui sono stati assunti duemila di loro.

In piazza c’è anche uno striscione con la scritta «Viva i Casalesi», che allude al controllo dello smaltimento rifiuti del potente clan casertano. Alla protesta partecipano almeno una cinquantina di lavoratori: per 221 sono già scattati i licenziamenti.

Lo striscione intende denunciare i rischi derivanti dall’ingresso nel mercato di lavoro di aziende private del settore dei rifiuti che, per gli esponenti dei sindacati in piazza sarebbero legate ad esponenti della criminalità organizzata. Vincenzo Guidotti, coordinatore dei sindacati dei lavoratori dei consorzi di bacino spiega: «Difendiamo la gestione pubblica dei rifiuti».

Oltre al presidio, i Sindacati hanno indetto uno sciopero che durerà 12 ore: i lavoratori dei consorzi di bacino contestano anche le «nuove assunzioni effettuate senza rispettare l’obbligo di stabilizzare prima il personale precario già esistente» e contestano anche «lo spreco di miliardi di euro conseguenza della scelta di pagare i lavoratori specializzati all’interno dei consorzi, tenendoli senza lavorare, per poi utilizzare altre aziende ed enti privati frutto di compromessi politico istituzionali».

Per effetto dello sciopero quattro discariche della Campania sono al momento ferme: Maruzzella nel Casertano, Parapoti nel Salernitano, Ariano Irpino in provincia di Avellino e Casalduni in quella di Benevento.

Guido Bertolaso in audizione presso la commissione per l’emergenza rifiuti, riferendosi ai lavoratori degli ex consorzi di bacino aveva detto che in autunno sarebbe scoppiato il caos: l’ultima ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri del 28 agosto infatti, intimava ai comuni e alle rispettive municipalizzate in vista della cessazione dei poteri commissariali di prendersi in carico tutti i lavoratori dei disciolti consorzi di bacino. Tranne l’Asìa di Napoli che ne ha assunti 350, quasi nessuno dei comuni di Napoli e Caserta, che nel frattempo sono confluiti come ambito nel bacino unico Napoli-Caserta, sinora hanno assunto i lavoratori degli ex consorzi.

Da registrare la reazione della Cgil allo striscione sui Casalesi: «La camorra avvelena il lavoro. Nessuno invochi la criminalità per protestare per il lavoro. È inaccettabile e vergognoso che si invochi la presenza della criminalità, anche se questo dovesse essere fatto a fini strumentali per rendere più eclatante la protesta».

«Il lavoro deve essere difeso avendo sempre chiari i valori inalienabili di riferimento democratico. Chi sta con la camorra sta contro il lavoro e la dignità di chi protesta per lavorare. La criminalità è il cappio al collo delle persone. Le mafie ti possono anche lasciar respirare, ma il nodo scorsoio è sempre pronto a toglierti l’ossigeno».

Conclude la Cgil: «Nessuno spazio, tanto meno ammiccamenti con chi, approfittando di un contesto sociale critico, ha l’unico obiettivo di distruggere il tessuto civile e democratico».