Riforma della giustizia, i magistrati vogliono scriverla loro

Pubblicato il 16 Marzo 2010 16:40 | Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2010 16:40

La magistratura non si fida delle riforme sulla giustizia fatte dagli altri. Questo, almeno, è il senso dell’indagine condotta dall’Irsig, l’istituto di ricerca sui sistemi giudiziari, dal titolo “Europa e Italia, due giustizie a confronto”. Secondo quanto riporta “Libero”, sono state sottoposte ai giudici italiani alcune ipotesi di riforma su argomenti come l’efficienza della magistratura, la possibilità di legare le retribuzioni all’efficienza, la necessità di misurare il gradimento degli utenti.

Il risultato è che i pubblici ministeri vedono con insofferenza il fatto che soggetti esterni alla magistratura possano partecipare al miglioramento del sistema. Francesco Contini e Michele Sapignoli, i due ricercatori che hanno condotto lo studio, affermano: “I giudici italiani tendono a considerare la discrezionalità e il dialogo tra i soggetti istituzionali una modalità di relazione da evitare, poiché fonti possibiliti di interferenze”. La ricerca ha coinvolto 460 magistrati, per due terzi giudici e per un terzo pm. Fra le bocciature più clamorose c’è il “potere di veto del ministro” (con il 92% dei pareri negativi).

A seguire “l’aumento della possibilità di reclami” (68%), “lo stipendio con incentivi legati alla produttività” (62%) e “l’impiego di osservatori in udienza” (60%). La stessa indagine, d’altra parte, fornisce dei numeri inequivocabili sul fatto che l’ordinamento giudiziario italiano abbia bisogno di una completa revisione.

Ad esempio, nel 2007, su 144.047 prescrizioni maturate nei tre gradi di giudizio, addirittura 116.207 hanno raggiunto i termini di legge proprio in fase di indagini preliminari: in altre parole, oltre il 70% delle prescrizioni viene sancito già negli uffici dei pm, prima che cominci il dibattimento. Altro numero significativo: i 9.557 procedimenti per ingiusta detenzione, cioè per arresti infondati, una media di cinque al giorno.