Rigopiano. “55 secondi per fuggire”, parla una sentinella della valanghe

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Gennaio 2017 9:43 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2017 9:43
Rigopiano. "55 secondi per fuggire", parla una sentinella della valanghe

Rigopiano. “55 secondi per fuggire”, parla una sentinella della valanghe

ROMA – Rigopiano. “55 secondi per fuggire”, parla una sentinella della valanghe. Tre forti squilli di sirena, a un secondo di distanza l’uno dall’altro: è il segnale di una valanga in arrivo lanciato dalle sentinelle della neve, volontari del soccorso alpino, che giorno e notte salgono in quota per osservare i cumuli, ascoltare ogni piccolo cedimento, sorvegliare la montagna.

Un allarme che serve soprattutto ai soccorritori: dopo ogni distacco c’è sempre l’alta probabilità di nuovi assestamenti. Dal momento in cui scatta la sirena, si calcolano 50, 55 secondi al massimo per fuggire: dovrebbero bastare per chi lavora in superficie, chi è impegnato nei cunicoli e negli ambienti interni collassati sotto il peso della neve opera senza protezione alcuna. Quella sull’hotel è stata classificata come valanga “catastrofica”, perché polverosa, ovvero più veloce nello scendere a valle di quelle frenate dai lastroni di ghiaccio.

La testimonianza resa al Corriere della Sera da Alessandro Marucci, volontario di 38 anni nato a una ventina di km dal disastro di Rigopiano, fa luce su un lavoro difficile e poco conosciuto, ma alza anche un velo sui rischi che si corrono per assicurare un minimo di sicurezza laddove ci sentiamo invece sicuri e difesi.

Lui è nato e cresciuto a Penne, una ventina di chilometri dall’hotel Rigopiano, da piccolo sciava sulle piste vicino all’albergo, l’ha visto per tanti anni abbandonato, poi ristrutturato. Oggi non ne riconosce nemmeno la sagoma e nelle ore che passa lassù guarda sempre più preoccupato il versante della montagna a monte del disastro.

«Ci sono degli accumuli di neve che rendono la situazione molto rischiosa — dice — ma il fatto è che abbiamo potuto osservare le parti da tenere d’occhio soltanto durante le brevi schiarite. Se invece la cima è avvolta in una nuvola dobbiamo affidarci ai rumori e allora diventa tutto molto più complicato». (Giusi Fasano, Corriere della Sera)