Rigopiano, turismo macabro a Pasquetta: selfie e souvenir dal luogo della tragedia

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 aprile 2018 14:38 | Ultimo aggiornamento: 3 aprile 2018 16:21
Rigopiano, turismo macabro a Pasquetta: selfie e souvenir dal luogo della tragedia

Rigopiano, turismo macabro a Pasquetta: selfie e souvenir dal luogo della tragedia

FARINDOLA – Turismo macabro a Farindola, tra le macerie dell’Hotel Rigopiano.

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Accade il giorno di Pasquetta, quando i familiari delle vittime, giunti sul posto per rendere omaggio ai loro cari sepolti dalla valanga di neve, si sono trovati dinanzi a decine di persone, anche famiglie con bambini, intenti a scattare foto e a raccogliere “souvenir” tra le macerie.

Turisti invadenti, che hanno violato i sigilli e si sono accomodati a fare pic nic, con i bambini che scorrazzavano chiassosi sul luogo della tragedia e i genitori che scattavano foto ricordo. Un pellegrinaggio insopportabile per chi, come  Gianluca Tanda era andato lì a pregare per il fratello Marco, la cui vita fu strappata dalla valanga quel tragico 17 gennaio del 2017.

Al Corriere della Sera l’uomo racconta di aver chiamato i carabinieri:

“Quando sono arrivati i carabinieri sono scappati. Ma ne hanno identificati trenta. Spero che per loro scattino pene esemplari. Il turismo sciacallo deve finire, a Farindola come ad Amatrice, come in tutti i luoghi in cui ci sono state vittime”.

Episodi simili si erano già verificati la scorsa estate, quando l’indignazione dei familiari delle vittime, indusse le autorità a recintare la zona.

“La rete non esiste quasi più – denuncia ancora Gianluca Tanda – È facile entrare. E loro sono andati dove non entriamo neanche noi. Per rispetto dei nostri cari. Ma anche per rispetto delle indagini. Lì sotto ci sono ancora prove cruciali. Telefonini mai ritrovati, telecamere che potrebbero aiutare a capire la verità”.

“Ameno durante le feste – aggiunge – chiediamo che ci sia un controllo. Su chi, poi, porta i bambini a giocare al “cimitero”, senza spiegargli cosa è successo lì, non abbiamo parole. Ma spero che siano presi provvedimenti”.