Rimini, Benito Mussolini sui manifesti in città FOTO

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 gennaio 2018 6:17 | Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2018 1:30
Polemica a Rimini per dei manifesti con il volto di Benito Mussolini

Uno dei manifesti affissi a Rimini (Foto Ansa)

RIMINI – Polemica a Rimini: Benito Mussolini sui manifesti del centro della città. A pochi giorni dalla notizia del cartello posto fuori da un’officina della stessa cittadina con la scritta che campeggiava all’ingresso del lager di Auschwitz Arbeit macht frei, il 30 gennaio nel centro storico della cittadina romagnola sono comparsi dei manifesti con il duce e la scritta “Per un mondo più pulito torna in vita zio Benito”.

Parole che hanno spinto a commentare, informalmente, il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi: “Questa mattina alcuni riminesi ci hanno segnalato come siano comparsi per le vie del centro manifestini inneggianti Benito Mussolini. Ora, al di là che l‘apologia di fascismo è ancora un reato punito dalla legge e una violazione della Costituzione – osserva – e detto che mi ritrovo in tutto e per tutto d’accordo con la posizione del Presidente, Sergio Mattarella, il quale solo pochi giorni fa, in occasione dell’ottantesimo delle leggi razziali, ha bollato con parole definitive la ‘fake story’ del ‘fascismo buono’; considerato che Rimini è Medaglia d’Oro per la Resistenza e simili gesti sono un’offesa prima di tutto per la città e per la comunità riminese, il mio commento sull’episodio potrebbe orientarsi verso un semplice ‘la mamma dei cretini è sempre incinta ‘ oppure – conclude – parafrasando la rima baciata dei fascisti autori del manifesto, ‘per un mondo più pulito, il fascista col carcere va punito'”.

Considerazioni, quelle del primo cittadino, contestate da Forza Nuova. “Singolare – scrive in una nota Mirco Ottaviani, responsabile regionale del movimento di destra – il fatto che il signor sindaco non si sia parimenti indignato e non abbia evocato le stesse misure repressive quando sugli stessi muri apparivano quotidianamente imbrattamenti di ogni tipo, volgarmente spacciati per “graffiti” o “forme d’arte”, o addirittura, in numerosi casi, scritte o manifesti abusivi riportanti insulti e minacce ai dirigenti e ai militanti del nostro movimento”.