Rimini Yacht, Lolli libero in Libia: “Ha combattuto con i ribelli”

Pubblicato il 9 Gennaio 2012 12:58 | Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2012 12:58

BOLOGNA  – Giulio Lolli, l’ex presidente di Rimini Yacht, al centro di una presunta truffa basata sulla vendita a più clienti degli stessi mega yacht e di una bancarotta, è libero a Tripoli, in Libia, in attesa di un pronunciamento della Suprema Corte libica sulla sua opposizione all’estradizione. Lo ha fatto sapere l’Interpol agli investigatori che si occupano delle due inchieste, una della Procura di Bologna e l’altra della Procura di Rimini, su Lolli.

Lolli era finito in carcere vicino a Tripoli dopo essere stato arrestato in seguito ad un mandato di arresto internazionale. L’arresto risale a un anno fa, a gennaio, dopo otto mesi di latitanza. Poi, qualche tempo dopo lo scoppio della rivolta anti-Gheddafi, Lolli era diventato irreperibile. Le comunicazioni dell’Interpol lo avevano dato per disperso. Il 7 gennaio 2012 è arrivata la nuova comunicazione dell’Interpol.

Dopo essere uscito dal carcere, ricostruisce il Secolo XIX, Lolli avrebbe anche partecipato alla rivolta a fianco degli anti-Gheddafi. Parlando con gli amici avrebbe definito ‘un vero inferno’ il periodo dell’assedio a Tripoli. A questo punto si attende la decisione della Corte suprema.

In Italia Lolli è difeso dall’avvocato Antonio Petroncini. A Tripoli è assistito da un legale libico, che si è occupato anche del suo ritorno in libertà, con una procedura che sarebbe simile alla cauzione. Nello spezzone riminese dell’inchiesta era finita anche la ”transazione” che aveva visto protagonista un Bertram 570, già di proprietà di Flavio Carboni (l’imprenditore coinvolto nell’ inchiesta P3), svanito dalle acque della darsena del porto di Fiumicino nell’anno 2010. Nel filone bolognese c’è l’ipotesi di verifiche fiscali ”addomesticate” da parte della Guardia di Finanza, per le quali quattro ufficiali delle Fiamme gialle che a fine 2010 finirono pure agli arresti domiciliari.