Ritira il cellulare a due studenti: insegnante sequestrata in un bar

di Andrea Andrei*
Pubblicato il 22 gennaio 2010 16:22 | Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2010 16:22

Il liceo artistico di Brera

Via Papa Gregorio XIV, Milano, 20 gennaio. Fuori al caffè Jackals, una quarantina di ragazzi gridano qualcosa verso l’interno del locale. Dentro, una professoressa di storia dell’arte del liceo artistico di Brera telefona alla polizia: «Sono stata sequestrata dagli alunni». Verso le 15 due agenti arrivano sul posto e cercano di placare gli animi. Gli studenti di fronte al bar continuano a chiamare: «Prof venga fuori, deve ridare i cellulari ai due ragazzi, altrimenti nessuno di noi se ne andrà da qui».

Lei, l’insegnante, non molla. Ha sequestrato i cellulari durante l’ora di storia dell’arte, il primo a una ragazza di 15 anni il giorno prima, il secondo a un altro quindicenne, la mattina stessa. «È inaccettabile che gli studenti usino i telefonini a lezione — spiega ai due poliziotti — non sono disposta a scendere a compromessi né a tollerare più un simile malcostume».

Gli agenti cercano di farla ragionare. Le spiegano che rischia di essere accusata di appropriazione indebita. Intanto, davanti al locale, la protesta va avanti. Gli studenti ce l’hanno con la docente, che a parer loro «spesso prende decisioni bizzarre». La ragazza a cui è stato tolto il cellulare mostra una nota scritta della madre che ne chiede la restituzione.

La situazione si sblocca solo verso le 16, quando alcuni studenti se ne vanno e l’insegnante viene accompagnata dentro la scuola, per recuperare il cellulare sequestrato al ragazzo (custodito in un cassetto) e restituirglielo. «Ascoltava musica durante la lezione», ribadisce la professoressa, per motivare la sua decisione di ritirare il telefonino all’alunno. Ma non finisce qui, perché l’insegnante non accetta di ridare il cellulare all’altra studentessa.

Continua la lunga mediazione, che si conclude solo dopo le 18, quando la polizia riesce a convincere la prof a farsi accompagnare a casa per andare a prendere il telefonino, e ridarlo alla ragazza. Da quando gli studenti hanno iniziato ad inseguire l’insegnante per i corridoi del liceo per poi “assediarla” nel bar sono passate più di tre ore e mezza.

Una storia «assurda», come l’ha definita la preside Carla Arienti. Un fatto che, oltre a dimostrare quanto il telefonino sia ormai diventato un bisogno vitale per i giovani, avrà probabilmente ripercussioni, sia sui ragazzi che sull’insegnante.

Mentre per i primi deciderà il Consiglio di classe, a stabilire se punire o meno la professoressa sarà proprio il capo d’istituto, che, come prevede il decreto Brunetta, deve giudicare la disciplina del personale della scuola. «Qualunque sia la ragione per cui non ha voluto rendere i telefoni ai due studenti, il suo non è stato un atto legittimo. Dovremo prendere provvedimenti. Le sanzioni previste dal decreto Brunetta vanno dal richiamo scritto alla sospensione dal lavoro, da uno a dieci giorni» afferma la preside, che però ribadisce: «È grave che i ragazzi usino i telefonini in classe, e per questo vanno puniti. Dall’inizio dell’anno abbiamo già sequestrato diversi cellulari e continueremo a farlo».
*Scuola di Giornalismo Luiss