Roberta Ragusa uccisa per soldi, Antonio Logli non voleva il divorzio. Le motivazioni della Cassazione

di Daniela Lauria
Pubblicato il 4 Dicembre 2019 9:12 | Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre 2019 9:12
Roberta Ragusa uccisa per soldi, Antonio Logli non voleva il divorzio. Le motivazioni della Cassazione

Roberta Ragusa (Foto archivio Ansa)

PISA – Roberta Ragusa fu uccisa per soldi: lo spiegano i giudici della Corte di Cassazione nelle 48 pagine con cui motivano la sentenza che il 10 luglio scorso ha condannato il marito Antonio Logli a 20 anni di carcere.

Il rapporto coniugale, scrivono i giudici, “si era logorato per la duratura relazione extraconiugale intrattenuta da Logli, di cui la Ragusa era divenuta consapevole sospettando anche l’identità dell’amante del marito” e pertanto voleva separarsi ma l’uomo “temeva le conseguenze economiche” di quest’azione visto che “la coppia aveva interessi patrimoniali ed economici strettamente connessi”.

Roberta Ragusa, si legge, era infatti “intestataria di quote della società e gestiva l’attività di famiglia, sicché in caso di separazione avrebbero dovuto trovare regolamentazione i suoi diritti di socia e di soggetto coinvolto nella gestione dell’impresa”.

Secondo i giudici della Suprema Corte, Logli ha poi cercato di “allontanare da sé i sospetti” e “distogliere le indagini dalla sua persona”, ma gli inquirenti hanno comunque documentato “le anomalie comportamentali dell’imputato” come “l’omessa partecipazione alle ricerche” della moglie e “la riluttanza a divulgare” le sue fotografie, fino alla “eliminazione del giubbotto indossato nella serata precedente, sottratto volutamente agli accertamenti di polizia e mai più rinvenuto”.

Infine, l’esperimento effettuato la notte del 25 gennaio 2013 per “verificare se fosse possibile vedere all’interno di un veicolo parcheggiato in strada al buio dopo che la Tv aveva diffuso la notizia dell’esistenza di un teste che lo aveva visto litigare con una donna in via Ulisse Dini”. “Solo chi realmente si era trovato a vivere quella situazione per propria esperienza diretta – osservano i giudici – era consapevole della veridicità della testimonianza”.

Fonte: Ansa