“Le leggi ci legano le mani”. Maroni: “Daspo per la piazza”

Pubblicato il 18 ottobre 2011 17:41 | Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2011 18:58

ROMA, 18 OTT – “Prima della manifestazione degli Indignati di sabato scorso a Roma quattro persone che gravitano attorno all’area anarchica sono state fermate in un’area di sosta: nel loro camper sono stati trovati piedi di porco, spranghe e altri strumenti di offesa. I quattro sono stati trattenuti, identificati e poi rilasciati perché le leggi attuali non ne consentivano l’arresto“: prende spunto da questo racconto l’informativa fatta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni in Senato sugli scontri che hanno devastato il centro di Roma il 15 ottobre.

Il ministro ha elogiato ripetutamente il lavoro delle forze dell’ordine, che in più occasioni non hanno caricato per “tutelare i manifestanti pacifici, che procedevano spalla a spalla con i violenti”. “Solo la professionalità degli agenti”, ha ribadito Maroni, “ha impedito che ci scappasse il morto“.

Sabato scorso a Roma c’è stata ”un’inedita forma di terrorismo urbano”, con la ”cieca violenza di tremila incappucciati che ha oscurato la protesta di migliaia di persone che volevano solo manifestare”. Questi tremila violenti avevano la chiara “intenzione di assaltare le sedi istituzionali, in particolare la Camera e il Senato”: tutto questo è stato evitato, secondo Maroni, “solo grazie alla professionalità dell forze dell’ordine“.

Ad un certo momento, ha ricordato Maroni, è stato necessario l’uso di alcuni idranti, cosa che “non succedeva da oltre vent’anni.  E mi pare che l’utilizzo sia stato molto utile”. A questo punto il ministro ha chiarito il legame tra presente e “vent’anni fa”: “si preannuncia un autunno caldo, per questo ho chiesto al ministero dell’Economia di stanziare sessanta milioni di euro per l’ordine pubblico entro la fine del 2011 per le spese di gestione dell’ordine pubblico”. Stanziamenti che si andranno ad aggiungere ai fondi di 250 milioni di euro che non verranno più tagliati, per esplicita richiesta di Maroni, e ai patrimoni sottratti alla criminalità organizzata.

Tutti questi soldi serviranno appunto per affrontare un autunno che si preannuncia “caldo”, a partire dalla manifestazione No Tav in Val di Susa domenica 23 ottobre. Ricordando le rivendicazioni di Alberto Perino, uno degli organizzatori delle proteste No Tav, che non solo non ha condannato gli scontri di sabato, ma ha annunciato che “domenica accadrà qualcosa di brutto”, Maroni ha rivolto un appello ai sindaci e cittadini della Valle piemontese, facendo un elenco dei violenti:  “i romani del centro sociale Acrobax ed i ‘Ras’ (Red anarchist skinheads), i Fedayn della Roma, i disoccupati organizzati napoletani, le componenti che si rifanno all’area marxista-leninista, come Gramigna di Padova, Askatasuna di Torino, i Carc, i Corsari di Milano”.

Alle accuse di mancanze sul fronte della prevenzione, Maroni ribadito il concetto delle mani legate degli agenti: “I vertici delle forze dell’ordine e dei servizi mi hanno confermato che le informazioni c’erano tutte, ma le norme di legge attualie non consentono di procedere a fermi o ad arresti di a chi è solo sospettato di voler commettere reati”.

E proprio su queste basi ha proposto delle misure per “consentire alle forze dell’ordine di attuare azioni di prevenzione”: arresto in flagranza differita, Daspo anche per i cortei, uno specifico reato associativo per chi esercita violenza aggravata nelle manifestazioni, maggiori tutele giuridiche per gli operatori di polizia. Gli organizzatori dei cortei, ha chiesto Maroni, dovranno anche dare garanzie economiche per riparare ad eventuali danni dei manifestanti.