Roberto Maroni verso processo. Pm: “Favorì Maria Grazia Paturzo perché avevano relazione”

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2015 17:02 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2015 18:42
Roberto Maroni verso processo. Pm: "Favorì Maria Grazia Paturzo perché avevano una relazione"

Roberto Maroni verso processo. Pm: “Favorì Maria Grazia Paturzo perché avevano una relazione”

MILANO – Potrebbe finire a processo il governatore della Lombardia Roberto Maroni: la Procura di Milano ha infatti chiuso l’inchiesta a suo carico che lo vede accusato del reato di “induzione indebita a promettere utilità”. Secondo i giudici di Milano Maroni avrebbe esercitato pressioni sui vertici Expo affinché si accollassero i costi della partecipazione alla trasferta in Giappone di Maria Grazia Paturzo, sua ex collaboratrice al Ministero dell’Interno, con la quale – sostiene il pubblico ministero – avrebbe avuto una “relazione affettiva”.

Maroni, secondo l’accusa, avrebbe indotto il direttore generale di Expo, Cristian Malangone, a promettergli indebitamente l’utilità del pagamento per la signora di un biglietto aereo in business class e un soggiorno in un albergo pluristellato di Tokyo per un valore di 6mila euro. Il viaggio fu poi annullato e i biglietti vennero riutilizzati da un’altra delegazione regionale, riducendo il danno ad alcune centinaia di euro.

Per il pm Eugenio Fusco la lieve entità del danno non muta l’impianto accusatorio: è proprio l’esistenza della “relazione affettiva” tra Maroni e la Paturzo a costituire il contesto di favoritismo. La donna è stata, tra l’altro, assunta come manager di Expo, seppure con una collaborazione temporanea viste le stringenti regole della Corte dei Conti sugli incarichi regionali.

In merito a quest’ultimo caso, Maroni è accusato anche di aver favorito un’altra sua fedelissima Mara Carluccio, alla quale avrebbe fatto ottenere una consulenza da 30 mila euro in Eupolis, controllata della Regione, senza passare per un bando pubblico. Per questo secondo capo d’accusa l’ex segretario della Lega è indagato insieme con Andrea Gibelli, segretario generale della Regione, appena nominato da Maroni alla presidenza di Trenord al posto di Norberto Achille, costretto alle dimensioni in seguito a un’inchiesta per peculato. Il reato ipotizzato per Maroni è di “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”

Il primo dei due reati contestatigli potrebbe costargli il posto di governatore in caso di condanna ai sensi della legge Severino. Maroni però dal canto suo di dice “tranquillissimo”: ”Finalmente dopo un anno le indagini si chiudono, era ora – ha esordito – Se per una sciocchezza come questa ci vuole un anno poveri noi. Io sono tranquillissimo, nella mia vita non ho mai fatto pressioni, neanche per amici, figli o parenti”. Poi sorridendo, sottolinea di ”essere colpevole solo di un cosa, di aver fatto risparmiare soldi alla Regione” non partecipando al viaggio a Tokyo per l’Expotour finito nella inchiesta. ”Ho mandato il vicepresidente Mantovani – ha concluso – che ha viaggiato con 4 anzichè 6 persone”.