Rodolfo Corazzo: Mi gridavano mutiliamo tua figlia, allora..

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Novembre 2015 11:00 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2015 11:00
Rodolfo Corazzo: Mi gridavano mutiliamo tua figlia, allora..

Rodolfo Corazzo: Mi gridavano mutiliamo tua figlia, allora..

RODANO – Rodolfo Corazzo, il gioielliere che ha sparato e ucciso uno dei rapinatori che erano entrati nella sua villa di Rodano, racconta che la decisione di prendere la pistola e sparare l’ha presa quando ha sentito che i banditi minacciavano sua figlia. Una bimba di undici anni. A cui i rapinatori volevano tagliare a una a una tutte le dita per convincerlo a dargli altri soldi. Soldi che lui non aveva. I rapinatori, racconta Corazzo, avevano già preso 4mila euro frutto dell’incasso della giornata, avevano preso tutti i gioielli, la collezione di pistole, tutto quello che c’era nel caveau. Non gli bastava. Volevano di più.

Da qui la minaccia alla piccola. E la decisione, fatale per uno dei balordi, di lasciare la famiglia qualche minuto da sola per consultarsi. In quei minuti Corazzo ha preso la pistola, quella che i balordi pur perquisendolo, non hanno visto, ha fatto nascondere moglie e figlia dietro il divano, e ha deciso di sparare.  L’intervista di Andrea Galli e Cesare Giuzzi per il Corriere della Sera:

Corazzo, si sente un eroe?
«Io mi sento un p…, io non volevo. Non volevo. Ma eravamo arrivati a un punto… Avevo quattromila euro in tasca, l’incasso di giornata, e glieli ho dati. Hanno preso gli anelli e i gioielli di mia moglie. Ho aperto la cassaforte e il caveau. Hanno trovato le pistole che colleziono: prese. Non bastava. Minacciavano mia figlia, undici anni».

Che cosa le hanno detto?
«Che se suo padre non avesse tirato fuori i soldi, le avrebbero tagliato le dita e poi ci avrebbero aperto a tutti quanti».

Come ha reagito sua figlia?
«Ha già una grande forza. Le ho detto: rimani tranquilla».

E poi ha sparato?
«Credo sia meglio cominciare dall’inizio. I banditi sono stati in casa un’ora e venti. Io sono tornato dal lavoro in scooter, ho aperto il cancello elettrico, non ho guardato dietro per vedere se si chiudeva. Un errore: mi sarei accolto della presenza dei banditi. Mi seguivano. Ho percorso la rampa in discesa e parcheggiato nel garage il motorino. Erano lì. Volevano legarmi le mani. Gli ho consigliato di non farlo, avrei obbedito lo stesso agli ordini».