Rom killer in fuga, una bosniaca e un rumeno. Scaricabarile tra etnie nei campi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Maggio 2015 10:15 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2015 15:12
Rom killer in fuga, una bosniaca e un rumeno. Scaricabarile tra etnie nei campi

Il campo nomadi della Monachina (foto Ansa)

ROMA – Una bosniaca e un rumeno, fidanzati tra loro: sono loro, secondo la vox populi dei campi nomadi, i due rom ancora in fuga dell’auto killer di Primavalle (Roma). Attilio Bolzoni di Repubblica si è fatto un giro nei campi nomadi della capitale e ha scoperto un mondo di odio tra “noi” e “loro”. Etnie diverse che provano a scaricare la colpa sui vicini. Bosniaci che guardano con disprezzo i rumeni (“da quando la ragazza si è innamorata di uno di loro, è stata la sua fine”). Un solo tratto comune: anche chi conosce i killer di Primavalle, si guarda bene dal fare i loro nomi.

Questo è il racconto di Bolzoni da uno dei campi rom, tanto per far vedere che aria tira tra bosniaci e rumeni:  “Qui, alla Monachina, dopo una notte di caccia all’uomo, i centoventi zingari bosniaci — due ceppi famigliari, quello di Ramiz e quell’altro di suo cugino Sefkja, che di figli ne ha 27 — confessano che «sono stati gli altri». I romeni, due di quelli che da un paio di anni vivono in tre containers, che non sanno nemmeno come si chiamano. C’è un muro, un reticolato che divide i bosniaci dai romeni. Un altro mondo. Sono sussurri. Samir: «La nostra sorella (la diciassettenne che era sull’auto, ndr ) si è innamorata di uno di loro ed è stata la sua fine…». Bisbigli. Gennaro: «Qui a Casal Lombroso ci vogliono tutti bene, noi paghiamo anche il caffè e non rubiamo ma i romeni, i romeni…». Risentimenti. Daniele: «Loro vanno e vengono, Spagna, Francia Napoli, Firenze ». Ramiz, il capo della tribù, è ancora più duro: «Abbiamo saputo quello che hanno fatto ieri, non voglio immaginare cosa altro possano avere fatto prima». Erano sempre lì a rubare e a provare in corsa le auto di cui si impossessavano”.

Bolzoni descrive poi il clima di omertà: “Dove sono quei due, Ramiz? «Non lo so». Quando li hai visti ieri? «Non lo so». Perché non li fai arrestare, Ramiz? «Non lo so». Parlano solo i bimbi che rincorrono cani randagi fino al bivio dell’Aurelia: «Uno ha 16 anni e l’altro 17, loro sono gli assassini, non conosciamo i loro nomi ma sappiamo chi sono e cosa fanno»”.

Ma non sono i rumeni gli unici nel mirino degli slavi: “È un altro capo tribù, quello del campo nomadi sotto l’ospedale San Filippo Neri, 35 famiglie, quasi 200 uomini e donne e bambini. Sentite cosa dice Khalilovic Vebkia, il «vecchio» di quest’altro accampamento dove alle tre del pomeriggio si sparge la voce che fascisti e nazisti vogliono dare alle fiamme le loro baracche. Arrivano cinque auto della polizia, qualcuno controlla fuori e qualcun altro controlla dentro. Il vecchio Khalilovic, un paio di baffi bianchi a manubrio, si presenta: «Si stava bene quando non c’erano gli albanesi, i marocchini e i tunisini. E poi quelli delle Monachina non è vero che sono croati ma sono montenegrini, mentono sapendo di mentire»”.

Il video Repubblica Tv  con l’intervista di Bolzoni a Ramiz che, spiega: “Ora penseranno che gli zingari sono tutti uguali”.