Roma, a Tor Bella Monaca i pusher sequestrano un condominio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Settembre 2015 8:31 | Ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2015 8:31
Roma, a Tor Bella Monaca i pusher sequestrano un condominio

Via Giacinto Camassei a Roma (Foto da Google Earth)

ROMA – Un palazzo di Roma nelle mani degli spacciatori, con gli inquilini che hanno paura e nessuno che viene lasciato entrare dai pusher, che hanno cambiato la serratura del cancello di ingresso. Succede nel quartiere periferico di Tor Bella Monaca, in via Giacinto Camassei, una viuzza “stretta e malsana”, spiega Ilario Filippone sul Messaggero, che è diventata una vera e propria “fortezza dello spaccio, inaccessibile a chi viene da fuori”.

Racconta Filippone sul Messagero:

“Dopo i ripetuti blitz delle forze dell’ordine, i pusher hanno cambiato la serratura al cancello di una palazzina e, per muoversi al buio, devastato i lampioni in fondo al viale.
Gli inquilini hanno chiamato la polizia, «Non possiamo più entrare nelle nostre case». Quando sono giunti sul posto, gli agenti del reparto volanti hanno scoperto subito un dicianovenne che custodiva hashish e 750 euro in contanti. Rovistando nel suo marsupio, gli inquirenti hanno trovato anche due mazzi di chiavi. Una è servita per aprire la palazzina-bunker degli spacciatori. «In un appartamento – spiegano oggi gli investigatori – sono stati rinvenuti 43 involucri, 25 di coca e 18 di eroina, e 1400 euro in contanti».

E chi abita nella zona, ovviamente, non la prende bene.

«Fra poco, pusher e sentinelle ci sfratteranno» lamenta un pensionato. Del resto, oramai per tutti, via Giacinto Camassei è “il fortino”, una piazza dello spaccio tra le più famigerate della Capitale, dove i signori della bustina “porta a porta” accolgono soltanto pochi intimi. (…) «Se non sei un tossico fidato – sostiene Matteo – non entri al civico 29, a volte anche i parenti degli inquilini hanno qualche noia, oramai tengono in ostaggio l’intero quartiere». Un mese e mezzo fa hanno accerchiato e preso a sassate le volanti della polizia giunte per arrestare due pregiudicati. Dopo essere sfuggiti alla cattura, padre e figlio si sono costituiti. «E’ un rischio camminare quando cala la sera, l’altra volta, scendendo le scale, sono inciampata in un gruppo di tossicomani esagitati» racconta una signora che chiede l’anonimato. «Qui ormai è una terra fuori controllo, trovi di tutto, senzatetto compresi».

Ed è anche successo che gli spacciatori ne ammazzassero uno, di senza tetto. Si chiamava Alex Giovanni Aparo, e quando lo uccisero, nel 2003, aveva 22 anni.

“La sua casa era un garage. Un giorno, mentre se ne stava fuori a fumare una sigaretta, due uomini si sono avvicinati a lui e, una volta certi di non poter sbagliare mira, hanno aperto il fuoco. Forse aveva visto qualcosa che non doveva vedere. L’agguato è stato consumato proprio in via Giacinto Camassei. Il ventiduenne non aveva precedenti penali, nel garage perquisito non sono stati rinvenuti oggetti provento di furto, né sono state sequestrate dosi di sostanze stupefacenti. Tutto quello che il giovane clochard ha lasciato sono diversi mozziconi di sigarette ritrovati accanto al suo corpo. «Le ripetute operazioni dei carabinieri e della polizia – dice il signor Franco – documentano come i pusher custodiscano anche armi».