Roma. Cadavere incaprettato in sacco. Racket o passione dietro morte cuoco egiziano?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 luglio 2015 13:56 | Ultimo aggiornamento: 5 luglio 2015 13:56
Roma. Cadavere incaprettato in sacco. Racket o passione dietro la morte del cuoco egiziano?

Polizia sul luogo del delitto (LaPresse)

ROMA – Ha un nome e una identità il cadavere trovato incaprettato in un sacco all’alba di sabato 5 luglio 2015 a Roma. Si chiamava Amed Gaafar. anzi precisamente  Hashem El Sayed Gaafar Abou El Hamd, aveva 47 anni, da venti viveva a Roma, era scomparso da giorni. Eera nato in Egitto dove aveva lasciato moglie e figlia e a Roma aveva lavorato come cuoco, come moltissimi suoi connazionali che ormai dominano le cucine di mezza Italia. Divideva un appartamento con due fratelli, uno dei quali è stato il primo a riconoscerlo.

Ora la Squadra Mobile della Questura di Roma,  diretti da Luigi Silipo, scava nella sua  vita, ascoltano familiari, amici e conoscenti di Amed Gaafar, un ex cuoco andato in pensione recentemente in seguito ad una malattia.

I dettagli del ritrovamento, riferiti da Laura Bogliolo e Marco De Risi sul Messaggero sono truculenti:

“La testa avvolta in un sacco stretto con nastro adesivo e uno spago che dal collo scivola sulla schiena fino a legare le mani. Un’esecuzione, atroce, che ha lasciato sotto choc il quartiere. A pochi passi dal luogo del ritrovamento, il locale dove insieme ad alcuni parenti Hashem avrebbe dovuto aprire una frutteria. C’è ancora l’insegna con la scritta “Erboristeria”.

Secondo i primi rilievi, la vittima è morta per strangolamento alcuni giorni prima del ritrovamento, dato lo stato di avanzata decomposizione che può essere stato aggravato dal caldo. Era incaprettata come una bestia e abbandonata venerdì sera.

«I sacchi erano in strada già ieri sera, verso le 21» la testimonianza di una donna agli agenti della polizia. Altre due donne avrebbero visto un furgone, forse il mezzo con il quale è stato trasportato e abbandonato il corpo. Accanto ai sacchi c’era anche un trolley che è stato sequestrato dagli agenti della Scientifica. La polizia sta visionando le immagini della telecamere della farmacia sulla via e ha effettuato rilievi sulle due auto tra le quali è stato lasciato il corpo. Si cercano impronte, tracce, la targa di quel furgone sospetto segnalato dai residenti per risalire all’identità degli spietati killer dell’egiziano”.

La vittima, incensurata, viveva con due fratelli in via di Monteverde, a pochi passi dal luogo del ritrovamento. «Era una brava persona, faceva il cuoco poi ha smesso di lavorare perché era malato» il racconto di Omar, anche lui egiziano, coinquilino dei fratelli Gaafar”.

Amed Gaafar era incensurato ed aveva regolare permesso di soggiorno. Al momento gli investigatori non escludono alcuna pista anche se, secondo quanto riferisce l’Agenzia Ansa, sembrerebbero non emergere elementi che possano ricondurre ad un delitto legato alla criminalità organizzata. Al vaglio le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza della zona che potrebbero aver ripreso i responsabili mentre abbandonavano il corpo, probabilmente la notte precedente al ritrovamento.  Gli agenti della Squadra Mobile hanno sequestrato le telecamere della vicina farmacia, effettuato i rilievi sulle auto tra le quali è stato lasciato il corpo alla ricerca di impronte.

La cronaca del Messaggero, a cura di Laura Bogliolo e Marco De Risi non esclude una azione della criminalità organizzata,

“il racket delle frutterie gestite dagli egiziani che hanno aperto a centinaia nella capitale”,

ricordando che due anni fa fu compouto a Roma un omicidio simile:

“Il corpo di un egiziano, gestore di diverse frutterie alla Balduina, venne trovato incaprettato alla Marcigliana, ucciso perché non pagava il pizzo”.

Ma riferisce anche l’ipotesi del delitto passionale:

“Secondo alcuni Hashem aveva una compagna a Roma: una badante romena incinta di sette mesi che lavora a pochi passi dal luogo del ritrovamento. Secondo altri, moglie e figli erano in Egitto”.

In realtà una situazione non esclude l’altra.

Amed Gaafar, riferiscono ancora Laura Bogliolo e Marco De Risi, era

“malato di diabete, aveva subito il trapianto di un rene e faceva lavori saltuari. Ad aiutarlo erano i due fratelli: uno parcheggiatore abusivo davanti al vicino ospedale San Camillo, l’altro lavora in un autolavaggio. Vite difficili, scivolate nella disperazione, ma chi conosce i fratelli Gaafar non ha dubbi: «Non hanno mai dato problemi». Ogni tanto Hashem vendeva fiori a un angolo della strada insieme ad altri connazionali. L’egiziano era sparito da giorni. I fratelli, disperati, giravano per le vie di Monteverde mostrando la sua foto: «L’avete visto? Aiutateci». Mercoledì hanno presentato la denuncia di scomparsa ai carabinieri, poi l’orrenda scoperta.