Roma. “Me li so’ comprati tutti”, così il capo della Cupola racconta i politici

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Dicembre 2014 8:33 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2014 12:04
Roma, come la Cupola arruola i politici. Le mani anche sul bilancio del Comune

Roma, come la Cupola arruola i politici. Le mani anche sul bilancio del Comune

ROMA – Cene elettorali pagate e soldi versati direttamente sui conti correnti dei politici o delle loro fondazioni. Infiltrazione di personaggi “fidati” dentro aziende municipalizzate, assessorati, persino in Campidoglio, dove erano anche in grado di modificare il bilancio. “Me li so’ comprti tutti”. Quella che è già stata ribattezzata come la “Cupola di Roma”, agiva così, agganciando praticamente tutto e tutti. E così ecco che l’operazione dei carabinieri “Mafia Capitale” è senza precedenti: 37 persone arrestate, oltre 100 indagati, decine di perquisizioni anche nelle sedi della Regione Lazio, al Campidoglio e in 24 aziende che hanno appalti col Comune di Roma. Il reato contestato è associazione a delinquere di stampo mafioso. Nel mirino sono finiti politici come l’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini, l’ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati ed anche diversi imprenditori. Gli inquirenti hanno notificato anche 40 avvisi di garanzia e tra questi c’è anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.

In tutto sono un centinaio gli indagati dell’inchiesta “Mondo di mezzo” che lega nel malaffare malavitosi e manager ipotizzando l’associazione a delinquere di stampo mafioso a cui sono da aggiungere altri reati gravissimi come corruzione, estorsione e riciclaggio.

Tra gli arrestati ci sono l’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini e l’ex terrorista dei Nar ed ex membro della Banda della Magliana, Massimo Carminati.

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Una rete di potere autentico quella creata da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. Quando Gianni Alemanno cede la guida di Roma a Ignazio Marino, si concentrano sugli esponenti del Pd che potevano mettersi a disposizione in cambio di favori e tangenti. E riescono ad agganciarli. Nelle intercettazioni che fanno da filo conduttore alle indagini dei carabinieri del Ros, si parla di appuntamenti chiesti al vicesindaco Luigi Nieri, di incontri con il capo di gabinetto Mattia Stella. Mentre Eugenio Patanè avrebbe preso soldi per “pilotare” appalti alla Regione, del senatore del Pd Lionello Cosentino, segretario della federazione Pd romana, dicono: “È proprio amico nostro”.

Florenza Sarzanini per il Corriere della Sera spiega quindi il ricatto ad Alemanno e “l’intervento” alle primarie del Pd:

Ad Alemanno, dipinto dalle carte dell’accusa quasi come un burattino nelle loro mani, pagano le cene elettorali oltre ai contanti versati alla sua Fondazione «Nuova Italia» e portano «comparse» per la claque ai comizi. A far da «cerniera» ci pensa spesso l’assessore Luca Gramazio. Ma alla vigilia delle amministrative di giugno 2013, quando lui tentenna sulla concessione di una proroga alle cooperative, il ricatto di Buzzi è esplicito: «Me la proroghi a sei mesi, arrivi a dopo le elezioni… se li famo tutti in santa pace, qui c’hai pure gente che ti vota… così ci costringi a fare le manifestazioni».

Luca Odevaine, vicecapo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni, viene ritenuto un esponente dell’organizzazione e infatti Buzzi conta sulla possibilità che diventi capo di gabinetto di Marino «così ci si infilano tutte le caselle… qualche assessore giusto… ci divertiremo parecchio». L’interesse dell’organizzazione a orientare la politica è palese sin dalla scelta del candidato sindaco. A ottobre 2012 Carminati si informa con Buzzi: «Come siete messi per le primarie?» e lui risponde: «Stiamo a sostene’ tutti e due… avemo dato 140 voti a Giuntella e 80 a Cosentino che è proprio amico nostro». In realtà a novembre Buzzi annuncia: «Noi oggi alle cinque lanciamo Marroni alle primarie per sindaco eh!». Il possibile cambio in giunta era per loro un’ossessione e il 22 gennaio 2013, analizzando ogni possibilità dice: «È vero, se vince il centrosinistra siamo rovinati, solo se vince Marroni andiamo bene». Marroni diventa deputato del Pd mentre l’altro «amico» Daniele Ozzimo è nominato assessore alla Casa. Tutti restano comunque inseriti nella «rete» che ha continuato a garantire affari e potere.