Roma, dietro il “Tavolino selvaggio” ci sono camorra e ‘ndrangheta: Messaggero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 settembre 2014 21:12 | Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2014 21:12
Roma, dietro il “Tavolino selvaggio” ci sono camorra e ‘ndrangheta: Messaggero

Roma, dietro il “Tavolino selvaggio” ci sono camorra e ‘ndrangheta: Messaggero

ROMA – Dietro “tavolino selvaggio” ci sono le cosche. Decine di ristoranti sono già finiti sotto inchiesta a Roma: secondo la polizia municipale sono controllati da famiglie legate alla camorra e alla ‘ndrangheta.

Scrive Elena Panarella sul Messaggero che sarebbero i clan mafiosi a manovrare la protesta di alcuni ristoratori contro le nuove norme del Comune di Roma che restringono gli spazi di occupazione del suolo pubblico.

Si tratta di locali, decine di locali, che sono stati comprati da personaggi misteriosi, con redditi ancora più misteriosi, nel giro di un paio d’anni. Quasi tutti nella zona vicino a Piazza Navona, ad altissima densità di turisti.

Alcuni di questi hanno cambiato ragione sociale poco prima del blitz della Municipale, tanto da far pensare a una talpa all’interno dei vigili urbani di Roma, che informi in anticipo i gestori dei locali sui provvedimenti che sta per prendere il Campidoglio:

“La guerra contro i Piani di massima occupabilità è iniziata da tempo, ma è davvero lontana dall’armistizio. Il disaccordo dei ristoratori contro le norme comunali più restrittive in tema di occupazione di suolo pubblico e di violazione – da parte di bar e ristoranti – degli spazi assegnati e delle norme sul decoro va in scena da giorni sotto gli occhi allibiti dei turisti. Una protesta dietro la quale potrebbero esserci, secondo gli investigatori, personaggi legati alla criminalità organizzata – la camorra e la ’ndrangheta – che controllerebbero diversi locali (oltre una ventina), attraverso dei prestanome. Un’inchiesta di cui la Procura della Repubblica viene costantemente informata.

«Appare singolare che in tempi di crisi, quando ogni giorno chiudono decine di attività – spiegano i vigili – siano spuntati personaggi che nel giro di un paio di anni e con redditi inesistenti abbiano in mano il controllo di decine di locali». Il teatro, è sempre lo stesso: via dell’Anima, via di Tor Millina, S. Agnese in Agone nel cuore del rione Parione, a due passi da piazza Navona.

I commercianti, dopo il blitz (con annessa rissa) e i provvedimenti della municipale, sono in rivolta. E ieri per le strade e i vicoli sono comparsi decine di volantini con la scritta: «Basta! Manifestiamo contro l’abuso e la prepotenza dell’amministrazione comunale e dei suoi esecutori: i vigili urbani. Giovedì ci raduniamo davanti al Campidoglio: portate dipendenti, fornitori, famiglie e clienti». E in un altro «esigiamo il ritorno alla tolleranza preesistente». Proprio giovedì (giorno della manifestazione e settimo giorno dalla notifica dei vigili) quattro, cinque locali della zona dovranno chiudere l’attività per cinque giorni. Mentre sono già una cinquantina i provvedimenti di rimozione dei tavolini notificati ai commercianti. Intanto sono ancora in corso accertamenti su cessioni d’azienda e cambi di ragione sociale avvenuti poco prima del blitz della Municipale.

Un fatto anche questo che non è passato inosservato agli investigatori: «Preoccupa il fatto che ci possa essere un informatore – raccontano gli agenti – Ma i fatti parlano da soli». Alcuni gestori «riescono ad avere anche notizie in anticipo sui provvedimenti, ed evitare le sanzioni generando sospetti su possibili informatori negli uffici della polizia municipale. Tanto da far pensare a una talpa».

«C’è stato un lancio di uova contro alcuni membri della polizia locale che andavano a fare il loro dovere, io sono davvero infuriato», tuona il sindaco, Ignazio Marino”.