Roma, disordini al corteo per Stefano Cucchi: petardi e lacrimogeni

Pubblicato il 7 Novembre 2009 18:30 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2009 19:58

cucchiTafferugli nel quartiere di Torpignattara a Roma durante la manifestazione in ricordo di Stefano Cucchi, il ragazzo morto dopo essere stato arrestato.

Alcuni cassonetti sono stati rovesciati e incendiati da un piccolo gruppo di manifestanti quando il corteo era ormai finito e il grosso dei partecipanti se ne stava andando. Un grosso petardo è stato lanciato in direzione della Polizia e oggetti sono stati lanciati verso persone ritenute agenti in borghese.

Le forze dell’ordine hanno reagito lanciando lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

Durante il corteo, giunto sotto casa di Stefano, sono intervenuti anche i parenti del ragazzo: «Ringrazio quanto stanno manifestando per mio fratello ma io la mia famiglia ci dissociamo da qualsiasi gesto sconsiderato e manifestiamo solidarietà ai poliziotti insultati. I gesti sconsiderato possono solo danneggiare noi e la nostra battaglia», ha detto Ilaria, la sorella.

«È stato ucciso dallo Stato, è l’ennesima vittima della stagione della repressione italiana». Queste le frasi che sono state urlate al megafono nel corso del corteo organizzato dai centri sociali per Stefano Cucchi e che ha attraversato via di Tor Pignattara.

«Dopo Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino e Carlo Giuliani Stefano è l’ennesima vittima dello Stato – gridano arrabbiati i manifestanti – e chissà quanti altri morti ci sono stati di cui non conosciamo il nome».

«Era un ragazzo normale – racconta Federica, una conoscente del quartiere – l’hanno messo in prigione per due canne ed è uscito morto. Tutto questo non può rimanere impunito».

«Stefano è stato ucciso – continua a gridare un manifestante al megafono – È passato dalla Stazione dei carabinieri di Tor Sapienza e loro non sono stati, è passato per Regina Coeli e loro non sono stati, è passato per il tribunale e non sapevano niente e alla fine è morto in un letto dell’ospedale Pertini».

Nel corso del corteo, in cui continuano la forte contestazione nei confronti delle forze dell’ordine, viene distribuito un volantino che riprende una nota canzone di Fabrizio De Andrè: «Non mi uccise la morte ma due guardie bigotte. Per Stefano Cucchi ucciso dallo Stato».

La sorella di Cucchi, Ilaria, ha però preso le distanze. Ha detto che “non può essere la violenza a farci giustizia” e ha espresso “solidarietà” nei confronti della polizia.

Ha detto ancora: “Siamo addolorati per quanto accaduto oggi durante la manifestazione, perché non può essere la violenza a farci giustizia”.