Roma. Dose farmaci sbagliata, il figlio muore: indagata per omicidio colposo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 ottobre 2014 12:33 | Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2014 12:33
Roma. Dose farmaci sbagliata, il figlio muore: indagata per omicidio colposo

Roma. Dose farmaci sbagliata, il figlio muore: indagata per omicidio colposo

ROMA – Una dose massiccia di farmaci hanno causato la morte di Dino, un ragazzo di 30 anni gravemente malato di schizofrenia cronica. Ora Emilia, 84 anni e madre di Dino, è indagata per omicidio colposo a Roma. La donna infatti da anni si prende cura del figlio, preparandogli le medicine. Emilia però si difende: “I farmaci erano in casa, può averle prese lui”.

Michela Allegri sul Messaggero scrive che tutto inizia nel pomeriggio del 1° ottobre 2013. La donna trova il figlio in cucina e pensa che sia svenuto per un malore:

“È convinta che abbia avuto un malore. O peggio: che abbia avuto una ricaduta. Dino, infatti, fin dall’adolescenza combatte contro una grave forma di schizofrenia che lo rende totalmente incapace di intendere e di volere. È sempre stata mamma Emilia ad accudirlo. Ogni mattina e ogni sera, con la pazienza e la dolcezza che solo una madre può avere, somministra i farmaci che gli consentono di condurre una vita quasi normale.

Il suo Dino, però, è steso sul pavimento e non dà segni di vita. Allora lei si allarma e chiama il 118. L’ambulanza arriva in un attimo. «Mio figlio è malato, temo sia svenuto», urla disperata ai dottori. I medici gli controllano il polso: il battito è assente. Dino non respira, il suo cuore si è fermato. I tentativi di rianimazione sono inutili”.

Una morte in apparenza naturale, ma dopo 60 giorni arrivano i risultati dell’autpsia. Dino è morto per intossicazione da farmaci:

“Ha assunto medicine in eccesso. Emilia, responsabile delle cure, viene indagata per omicidio colposo. Secondo l’accusa sarebbe stata lei a somministrargli pasticche in dosi troppo massicce. In particolare, si legge negli atti dell’inchiesta, l’anziana avrebbe intossicato Dino con un quantitativo di «aloperidolo e clozapina dieci volte superiore alla dose massima terapeutica imposta dai medici curanti». In questo modo, continuano gli inquirenti, avrebbe cagionato al figlio «un’intossicazione acuta con effetto depressivo sul sistema nervoso centrale che ha comportato la successiva insufficienza respiratoria e la morte per arresto cardiocircolatorio»”.

Luca Puccetti, avvocato della donna, spiega che Emilia non ha mai somministrato farmaci in eccesso al figlio:

“«I farmaci si trovavano in casa, ed erano nell’assoluta disponibilità del ragazzo – dichiara il legale – Potrebbe averli assunti autonomamente»”.