Roma, embrioni scambiati: storia di una genitorialità negata per legge

di Elisa D'Alto
Pubblicato il 31 luglio 2015 15:49 | Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2015 15:49
Roma, embrioni scambiati: storia di una genitorialità negata per legge

Roma, embrioni scambiati: storia di una genitorialità negata per legge

ROMA – Un embrione scambiato, impiantato per errore nella coppia sbagliata. Un ovulo e uno spermatozoo che hanno generato due gemellini, finiti però nell’utero della mamma sbagliata. E’ successo un anno fa, a Roma, e da allora una battaglia legale ha stabilito un principio: il figlio è di chi lo porta in grembo, anche se in grembo c’è il figlio di un’altra coppia.

La giustizia ha stabilito questo, e la sentenza si rispetta. Così hanno fatto i due genitori che oggi si ritrovano nella bizzarra situazione di dover fare gli auguri ai propri gemelli tramite una lettera al Corriere della Sera.

La storia già l’anno scorso finì su tutti i giornali, tutto ha avuto inizio all’ospedale di Roma Pertini. La biologa si sbagliò e scambiò le provette durante la procedura per la fecondazione assistita. E così due genitori oggi crescono due bambini geneticamente non loro, mentre altri due genitori vivono lo strazio di non sapere che faccia abbiano i loro figli, di non poterli vedere e incontrare.

Finora non c’è stato alcun incontro e d’altra parte la legge non lo prevede. Non è insomma diritto degli uni e dovere degli altri diventare una “grande famiglia allargata”. Ma qualche interrogativo la storia di questa maternità negata lo solleva comunque, in tempi in cui grazie alla scienza e grazie a una legge più flessibile sulla fecondazione assistita (o meglio: una non-legge visto che quella attuale è frutto dello smantellamento operato da più sentenze della Corte Costituzionale) tante saranno in futuro le storie di una genitorialità non tradizionale.

Non è facile né immediata la soluzione ma il sospetto è che la società, così come la legge, dovrà trovare risposte non tradizionali a problemi etici e legislativi del tutto nuovi.