Roma, insulti e minacce alla famiglia di nomadi di Casal Bruciato: “Li vogliamo tutti impiccati”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 maggio 2019 19:07 | Ultimo aggiornamento: 7 maggio 2019 21:15
Casal Bruciato (Roma). Insulti e minacce ai nomadi della casa popolare

Roma, insulti e minacce alla famiglia di nomadi di Casal Bruciato: “Li vogliamo tutti impiccati” (Foto Ansa)

ROMA – Ancora tensioni a Casal Bruciato, quartiere di Roma, per l’arrivo di una famiglia di nomadi nella palazzina di via Satta. Insulti e minacce di morte tali che le forze dell’ordine in tenuta antisommossa hanno scortato i genitori e la bambina fino alla soglia dell’abitazione. Tra la folla di residenti imbestialiti, qualcuno gridava “ti stupro”. La loro colpa quella di occupare legalmente dal 6 maggio una casa popolare a Casal Bruciato.

Nella periferia di Roma, dopo le rivolte antinomadi di Torre Maura e Casalotti, torna l’intolleranza e il razzismo e anche questa volta ad innescare la miccia è l’assegnazione di una casa popolare ad una famiglia nomade, 14 componenti che hanno deciso di aderire al piano del Campidoglio e lasciare il campo de La Barbuta.

Dopo le proteste di lunedì, “che hanno spaventato i nostri bambini” dicono i genitori, la famiglia ha partecipato ad una riunione in Campidoglio alla fine della quale ha deciso di restare nella casa che gli è stata assegnata e che per loro è l’occasione di una nuova vita. “Ci hanno minacciato dicendoci che ci avrebbero tirato bombe e ci avrebbero picchiati. I miei figli hanno visto e sentito tutto questo e ora, con queste persone sotto casa, hanno paura. Ma a questa casa ne abbiamo diritto, ce l’ha assegnata il Comune”, dice il capofamiglia sconsolato ma per ora determinato a restare. 

La protesta dei residenti, supportati dai militanti di Casapound, non è scemata, anzi. All’arrivo di alcuni componenti della famiglia, la mamma con un figlio scortati dalle forze dell’ordine in assetto anti sommossa, è stato un caos di urla, spintoni, insulti. “Li vogliamo vedere tutti impiccati, bruciati”, dicono alcune donne radunate nel cortile di via Satta. Un’altra si lascia andare a nostalgie azzardando: “Richiamiamo Mussolini che è morto?”. “Magari”, risponde il grosso dei manifestanti. E poi l’agghiacciante “ti stupro”, all’indirizzo della rom urlato da un residente.

Gli abitanti del quartiere tentano di spiegare la loro intolleranza: “Abbiamo paura. Qui i nomadi non devono venire. Hanno una brutta fama, non li vogliamo”. Qualcuno teme che il proprio appartamento con questi vicini si svaluti. Per questo al minisindaco M5S arrivato in segno di solidarietà con i rom gridano “portali a casa tua”. “Abito qui dal ’66 – dice una di loro – sono tra i tanti alluvionati di Prima Porta del ’65. Già dal 2010 ho dato l’acconto per acquistare la casa. Tanti sacrifici per una casa e poi ci troviamo in queste condizioni”.

Un’altra residente dice: “Nessuno li vuole perché devono venire qui? Sfasciano tutto e rubano. Un mesetto fa di pomeriggio stavo tornando a casa e mi si è avvicinata una donna con la scusa di un indirizzo e sentivo un odore forte. Secondo me voleva stordirmi”. E ancora: “A mio nipote quando aveva 11 anni gli hanno puntato un coltello alla gola per rubargli un euro”, racconta una residente.

A schierarsi con i nomadi arrivano i Movimenti e le due fazioni si spartiscono via Satta. Al centro il cordone delle forze dell’ordine. Davanti al portone gli agenti in tenuta antisommossa. Il resto della famiglia rom rincasa in serata da un’entrata secondaria e si prepara ad un’altra notte d’assedio.

Esplode così la polemica. Lunedì il sindaco di Roma Virginia Raggi aveva sottolineato che gli unici “abusivi sono quelli di Casapound”, mentre martedì la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni addossa al sindaco la colpa delle rivolte in periferia: “Grazie alla Raggi e al Pd oggi Roma è ufficialmente una città razzista nei confronti dei romani”. “Chi si oppone a dare una casa a chi ne ha diritto solo perché rom è razzista”, dice nettamente il deputato del Pd Matteo Orfini. E il ministro dell’Interno Salvini a Matrix chiosa con una battuta: “Gli unici Nomadi che mi piacciono sono quelli della band”.