Roma, nell’ultimo mese è stato un bollettino di guerra. Bechis, Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 ottobre 2014 10:32 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2014 10:32
Il bus che è stato preso d’assalto alla periferia di Roma

Il bus che è stato preso d’assalto alla periferia di Roma

ROMA – “Nell’ultimo mese – scrive Franco Bechis di Libero – è stato quasi un bollettino di guerra. Risse notturne, assalti, borseggi, rapine, violenze sessuali. Un quartiere della periferia est della capitale – Corcolle- a caccia di immigrati dopo che un gruppo di questi ultimi hanno assalito per due notti bus di linea cercando di violentare un’autista dell’azienda locale dei trasporti, l’Atac”.

L’articolo completo:

Forse per la prima volta in questi anni a Roma è esplosa l’emergenza immigrati. I casi di cronaca nera hanno contrassegnato tutti i giorni di questa estate, e quasi sempre il protagonista era straniero, un clandestino, o uno dei presunti «profughi» assegnati alla Capitale dopo le migliaia di sbarchi di questi mesi. Ne sono arrivati più di novemila in città, e in brevissimo periodo: erano 7mila ad agosto, e la crescita rischia di essere esponenziale. Sono stati smistati di quartiere in quartiere con una regia comune delle autorità di pubblica sicurezza e delle istituzioni, comune di Roma in primis.

I vari gruppi di immigrati sono stati tenuti lontani dal centro storico per non spaventare i turisti, e destinati alle zone periferiche. Le stesse che già hanno dovuto convivere con i campi nomadi cittadini coccolati dalle giunte di sinistra (e tornati a risplendere con il sindaco Ignazio Marino) e con la tradizionale immigrazione clandestina o regolare che fosse.

Quel che è accaduto a Corcolle è stato la punta dell’iceberg di un nuovo clima che si respira nella Capitale. Quel gruppo di «profughi» ubriachi che hanno tentato di violentare la donna-autista di bus, hanno fatto esplodere una rabbia dei residenti che covava già da tempo. I fatti si sono ripetuti simili qualche ora dopo, e dopo cortei di protesta e mini-ronde anti-immigrati. La popolazione non sente ragioni, e non vuole sotto casa i 500 profughi che sono stati assegnati. A Corcolle il caso è divampato, ma non è diverso negli altri quartieri periferici di Roma.

Non sembra accorgersene il sindaco, che da giorni straparla proponendo le sue ricette «pop» di efficacia pressochè nulla. Marino è in difficoltà, totalmente isolato anche dai suoi (il Pd lo avrebbe già mandato a casa, ma è frenato dal timore di non tornare in Campidoglio dopo i danni compiuti in città). Il primo giorno della rivolta ha provato ad accarezzare la pancia della gente: «Manderò gli immigrati nei quartieri vip, anche ai Parioli», che sarebbe come fare un campo profughi nel quadrilatero della moda a Milano. Ieri è passato da una trasmissione radio all’altra prima lamentandosi dell’eccesso di assegnazioni di profughi a Roma, poi piagnucolando e battendo cassa al governo (è la sola cosa vera che ha fatto in questi mesi), perchè se anche lui avesse quei 30 euro ad immigrato da dare a chi sia disposto all’ospitalità, il problema sarebbe risolto. Una cosa in realtà il sindaco l’ha fatta per evitare altri casi Corcolle: ha tagliato con il forbicione gran parte delle linee bus che andavano nelle periferie romane. Starà gongolando ora: se non ci sono i bus, gli immigrati non possono mica assaltarli. Per lui è l’uovo di Colombo. Per la gente che vive in quelle periferie è altra benzina lanciata irresponsabilmente sul fuoco. Marino ci mette del suo nel fare guai, ma il caso Roma dovrebbe attirare ben altri occhi di quelli di un piccolo sindaco di scarsa esperienza e ancora minori capacità. La capitale per storia millenaria e vocazione imposta dal suo ruolo è stata fra le città al mondo più tolleranti e aperta a mischiarsi con lo straniero. Una città d’arte, la capitale della cristianità mondiale, non avrebbe potuto fare altro, e ha avuto anche i suoi bei vantaggi da quella tolleranza. Ma il clima è cambiato, e per la prima volta si legge in ogni quartiere una insofferenza che ben ha sperimentato il Nord Italia in questi anni. Roma è la città del potere, degli statali che hanno conservato il posto di lavoro quando tutti gli altri lo perdevano. Ha i suoi privilegi. Ma riguardano una piccola parte dei suoi residenti. Almeno un milione e mezzo di abitanti non mangia con il Palazzo e i suoi dintorni. Vive in quartieri che spesso sono ghetti, in condizioni di povertà e talvolta di miseria. Ha sentito forse più di altri la crisi che ha falcidiato esercizi commerciali, messo in ginocchio migliaia di famiglie. Manca quel che serve a vivere, e quel poco che c’è viene tolto di giorno in giorno. Non è più il momento di dividere con altri. Mentre gli esercizi dei romani chiudevano per crisi, ad ogni angolo di strada aprivano una botteguccia o un chiosco cinesi, indiani, cittadini del Bangladesh, africani. E quella crisi che c’era è diventata ancora più pesante da sopportare. Quei quartieri rischiano di trasformarsi nelle banlieu di Parigi al contrario, perchè qui la caccia è agli immigrati. Non è solo Roma a bruciare di questo fuoco, e bisogna accorgersene in fretta. Perchè anche nella Sicilia di Crocetta ogni settimana si registrano episodi simili: questo continuo flusso di clandestini e profughi sta accendendo gli animi dei residenti, e gli incidenti fin qui capitati sono solo la spia di quel che sta per accadere. Basterebbe guardare e mettere in fila i fatti per capire come quella dell’immigrazione (e della sicurezza che è strettamente legata) sia diventata la prima emergenza nazionale. Purtroppo l’ultima di cui si occupa una classe politica e dirigente colpevolmente distratta da altre inutilità…