Roma, omicidio a Prati. Il killer che vive in macchina confessa: “Non mi pagava”

Pubblicato il 10 Aprile 2011 9:52 | Ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2011 18:14

ROMA – L’assassino di Roberto Ceccarelli, l’imprenditore ucciso con due colpi di pistola alla schiena, venerdì sera davanti al Teatro delle Vittorie, nel cuore di Prati a Roma, sarebbe un complice negli “affari” gestiti dall’imprenditore di Castel Romano.

A fermare A. V., 70 anni, sono stati gli investigatori della squadra mobile che da venerdì sera hanno ascoltato diverse persone vicine a Ceccarelli. Tra queste c’era anche l’assassino  presunto che, nel tardo pomeriggio di sabato, è stato riportato in questura. Il killer, al termine dell’interrogatorio ha ammesso di aver premuto il grilletto perché, dopo aver fatto per anni da prestanome per una delle ditte di cui Ceccarelli era titolare, non aveva mai visto i soldi che gli spettavano: “Non mi pagava più, l’ho ucciso”.

Così, venerdì notte Ceccarelli, 45 anni, finito anni fa nell’inchiesta di Lady Asl, titolare di alcune società immobiliari, di chartering e di imbarcazioni di fiume, è uscito dal suo ufficio in via Oslavia intorno alle 20 e 30. Appena fuori dal portone è stato avvicinato dall’anziano. I due hanno discusso per qualche minuto, poi Ceccarelli, a piedi, si è incamminato lungo via Col di Lana per andare a recuperare la sua Golf parcheggiata e andare a cena a casa dove la moglie lo aspettava.

All’improvviso però, A. V., si è parato davanti a lui e ha tirato fuori la pistola: la vittima ha alzato le mani, si è voltata, ha gettato una borsa che teneva in mano, ed è scappata nella direzione opposta, verso via Oslavia. A quel punto l’assassino lo ha rincorso, ha estratto la calibro 22 e ha sparato due colpi. Entrambi i proiettili si sono conficcati nella schiena dell’imprenditore (e non nella testa come sembrava in un primo momento) che è morto poco dopo.

VIVE IN AUTO E’ un senza fissa dimora e vive in un auto, il reo confesso dell’omicidio Ceccarelli. Gli investigatori stanno cercando riscontri sull’attendibilità della sua confessione e un’ipotesi investigativa è che il reo confesso possa coprire qualcuno, o il vero assassino o un complice. L’arrestato in passato era stato un prestanome della vittima in alcune truffe e per questo veniva pagato da Ceccarelli. Proprio un mancato pagamento avrebbe fatto nascere il litigio di venerdì Scorso. I due infatti avevano discusso prima telefonicamente e poi nuovamente si erano dati appuntamento nel quartiere Prati dove è avvenuto l’omicidio.