Roma: costretta a salire sulla Panda e violentata a turno da 4 uomini

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 maggio 2018 9:41 | Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2018 9:41
Roma Rebibbia: costretta a salire sulla Panda e violentata a turno da 4 uomini

Roma: costretta a salire sulla Panda e violentata a turno da 4 uomini (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Costretta a salire su un’auto e poi violentata a turno da 4 uomini, asiatici (indiani o bengalesi). E’ successo a Roma a una donna di 44 anni che ha denunciato la violenza. La donna [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] stava aspettando l’autobus in zona Rebibbia, per andare in direzione di Guidonia.

A un certo punto è stata avvicinata da una Panda rossa, all’interno della quale c’erano due uomini. Uno dei due l’avrebbe invitata a salire, millantando un passaggio. Dopo il rifiuto della donna, il tono dei due sarebbe cambiato e l’hanno costretta con la forza a salire a bordo. Poi, arrivati sotto a un cavalcavia, alla combriccola si sono aggiunte altre due persone e qui si sarebbe consumata la violenza. Una volta finito l’incubo, gli uomini hanno lasciato la donna lì e lei col cellulare ha chiamato la Polizia, riuscendo a farsi raggiungere per i soccorsi.

Raffaella Troili ed Elena Ceravolo raccontano sul Messaggero:

L’auto a Settecamini deve aver svoltato per via di Casal Bianco per poi, nei pressi della rotatoria del casello A1 di Guidonia, prendere una strada sterrata tristemente nota, dove si sono consumate altre violenze, completamente abbandonata al degrado, via della Selciatella. Qui è iniziato l’orrore, ad attendere sotto al cavalcavia c’erano altri due uomini, sempre indiani, forse bengalesi, probabilmente chiamati durante il viaggio per dargli appuntamento. Prigioniera in macchina sarebbe stata stuprata a turno da tutti e quattro, sui 35/40 anni. Sola, fragile, piccola è stata presa per il collo, morsa, minacciata con un coccio di bottiglia. «Non vedevo l’ora che finissero, stavo ferma, per evitare di farmi altro male».

Quando il branco ha finito, Silvia, con la maglia arrotolata dietro le spalle, solo una parte del pantalone abbassata, sotto choc, è rimasta in macchina. «Scendi, vattene», l’hanno scaricata. Ma lei non voleva scendere. «Avevo paura che mi avrebbero ammazzata appena uscita fuori». Prima di essere scaraventata fuori in quel sottopassaggio immerso di rifiuti, è riuscita ad afferrare la borsa. Al branco non interessavano i suoi pochi soldi, quello che voleva l’aveva ottenuto e probabilmente non era la prima volta. Quando sono andati via, Silvia ha chiamato il 113. «Mi hanno violentata, aiutatemi». Non sapeva esattamente dov’era ma vedeva le luci del distributore Agip e piano piano è riuscita a dare le coordinate alla pattuglia, incamminandosi lungo via Casal Bianco fino alla rotatoria con l’aereo al centro.