Prof liceo Massimo arrestato con l’accusa di abusi su una studentessa: “Ho provato a uccidermi 2 volte”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 gennaio 2018 10:25 | Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2018 10:25
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Prof liceo Massimo arrestato con l’accusa di abusi su una studentessa: “Ho provato a uccidermi 2 volte”

ROMA – “Temo per la mia vita, qui dentro me la faranno pagare. Ho provato a uccidermi 2 volte”. E’ il pianto disperato del professore del liceo Massimo di Roma, arrestato con l’accusa di aver abusato di una sua studentessa di 15 anni, per due mesi, mentre le dava ripetizioni private. “Non posso andare avanti così – si sfoga dal carcere romano di Regina Coeli – Ho provato a uccidermi due volte prima di entrare qui. Lei mi aveva telefonato, mi aveva detto che i genitori avevano trovato i messaggi, che aveva raccontato che avevamo una storia e sarebbe scoppiato l’inferno”.

È la notte tra il 18 e il 19 dicembre quando la madre e il padre della ragazza controllano il cellulare della figlia, mentre lei sta dormendo. La chat su whatsapp con il professore era stata cancellata, ma in quel momento lo stesso prof manda un sms: “Notte amo, scusa”, scrive. I genitori svegliano la figlia, chiedono spiegazioni. Lei nega, poi crolla. E in quel momento avrebbe raccontato che da settembre, quando ha cominciato a prendere ripetizioni di latino a scuola nel pomeriggio, lei e il professore hanno una relazione.

“Mi ha telefonato e me l’ha detto. Ho perso la ragione, ho provato a uccidermi. La prima volta con delle medicine. La seconda volta con il gas di scarico della macchina, mi sono addormentato e il motore si è spento. Mi ha salvato la mia compagna”, racconta il professore dalla prigione.

Come riporta Michela Allegri per Il Messaggero,

anche quando il suo avvocato Fabio Lattanzi gli chiede dettagli per rispondere al gip in vista dell’interrogatorio di garanzia, il professore piange, è in panico, «non so cosa sia successo – ripete – non ho mai mandato messaggi a nessun’altra ragazzina». Vive nell’angoscia che in prigione possano punirlo, perché reati di questo tipo difficilmente vengono perdonati. Ha paura del compagno di cella: «Vorrei andare in infermeria, da qui non uscirò vivo, ho paura che me la faccia pagare». Ieri ha avuto un colloquio con la psicologa del carcere, «non ho detto che ho tentato il suicidio, mi vergognavo».

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