Cassazione: “Saluto romano è reato”. E il bar coi busti del Duce a Ponte Milvio?

Pubblicato il 17 settembre 2012 19:01 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2012 21:28
Mezzo Busto del Duce, Benito Mussolini

Benito mussolini, mezzo busto Duce

ROMA – Per la Cassazione il saluto romano è reato, ma un bar con tanto di busti del Duce e slogan inneggianti al Fascismo è consentito? La denuncia del consigliere regionale del Pd, Enzo Foschi, giunge nel giorno in cui la sesta sezione penale della Corte Suprema ha confermato la pena inflitta dalla Corte d’appello di Firenze ad un cinquantenne che, con altre persone, durante una “pubblica riunione”, aveva effettuato il saluto romano scandendo “slogan inneggianti al razzismo e al regime fascista”.

Sebbene inneggiare al fascismo sia considerato un reato in Italia, sono in molti i neofascisti che non seguono questa legge. “Entrare in un bar – racconta Foschi in una nota – per uno spuntino prima di andare allo stadio Olimpico e ritrovarsi in un covo fascista, con mensole e ripiani collocati a vari livelli colmi di busti del Duce di diverse dimensioni, magliette inneggianti alla X Mas e altre con slogan di estrema destra, fino alla cassa dove mentre si attende il resto basta girare lo sguardo per ritrovarsi il santino di Mussolini che ti osserva: è quanto accaduto a due tifosi della Roma”. Il bar “incriminato” è il Mini Garden di Via Colli della Farnesina 32, nella zona di Ponte Milvio”.

“Un reliquiario fascista – aggiunge Foschi – un covo di estrema destra che come tale va chiuso visto che siamo di fronte a un’evidente caso di apologia di fascismo”.

E non è tutto, perché a “rendere ancora più inquietante l’intera vicenda – scrive Foschi – è che in questo bar-ristorante-gelateria, dove si organizzano concerti e serate, ha la sua sede di rappresentanza nel Lazio anche un’associazione onlus nazionale che nel corso degli ultimi anni ha intessuto rapporti con le istituzioni locali proponendo progetti e iniziative benefiche anche nelle scuole”.

“Sarebbe opportuno – conclude – approfondire anche questo aspetto per comprendere cosa il sociale abbia a che fare con chi di un esercizio commerciale ha fatto un luogo di rimembranze revisioniste e nostalgiche.

E puntualizza, solenne, che “la legge Scelba, del 1952, comunque ‘punisce chiunque esalti pubblicamente, esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo”.