Roma sporca: un netturbino su 7 assente ogni giorno, 40% mezzi guasto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 luglio 2015 9:31 | Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2015 9:31
Roma sporca: un netturbino su 7 assente ogni giorno, 40% mezzi guasto

Roma sporca: un netturbino su 7 assente ogni giorno, 40% mezzi guasto

ROMA – Salta il lavoro un netturbino su 7, è guasto il 40% dei camion, sulla nuova Ama post gestione Panzironi meglio nota come Parentopoli, grava ancora lo choc logistico della chiusura di Malagrotta, il centro stoccaggio rifiuti più grande d’Europa illegale per anni.

Assenteismo, mezzi danneggiati e insufficienti, lenta transizione a un un modello diverso di raccolta dell’immondizia: sono queste le cause dietro lo scandalo della “grande mondezza” di Roma, scandalo che è sotto gli occhi (e i nasi) di tutti i romani, dei turisti che ancora arrivano in massa, degli osservatori di tutto il mondo che come il New York Times e da ultimo il francese Le Monde lo mettono in prima pagina. Su Repubblica Corrado Zunino e Cecilia Gentile fanno il punto sulla gestione Ama.

La novità logistica è stata la chiusura della discarica di Malagrotta, il buco dell’immondizia più grande d’Europa gestito per 38 anni da Manlio Cerroni, ora, superati gli ottanta, costretto a rispondere di una lunga serie di reati da monopolista del rifiuto. Ma il terremoto che ha squassato l’Ama è stata la parentopoli del periodo Alemanno sindaco-Panzironi amministratore, e il processo che ne è seguito.

Dal 4 giugno 2009 al 7 settembre 2010 – anni di piena crisi economica, di dimagrimento a forza della cosa pubblica – l’Ama ha assunto in quattro tranche altri 1.087 uomini: 443 autisti, 624 operatori ecologici, venti interratori-seppellitori. Per 841 la procura ha ipotizzato il falso o l’abuso. Lo scorso 27 maggio Franco Panzironi, già ad a 350 milioni l’anno, è stato condannato a 5 anni e 3 mesi. Con lui l’ex direttore del personale, l’ex presidente della commissione esaminatrice, l’ex capo del settore legale. Sono tutti usciti dall’azienda pubblica.

Non è facile, però, ricostruire sulle macerie dei processi. Anche perché il lungo viaggio per il rientro dal debito con le banche (l’esercizio 2013 si è chiuso con un utile di 741 mila euro) si è realizzato risparmiando su manodopera e mezzi. La stessa azienda ha rivelato ad aprile che il 40 per cento delle macchine era ferma in rimessa, così anche un quarto delle spazzatrici. Ancora oggi le assenze riguardano – tutti i giorni – un lavoratore su sette. (Corrado Zunino e Cecilia Gentile, La Repubblica).