Roma, la truffa dell’aborto: “Il figlio storpio non lo voglio, non può nemmeno rubare”

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 marzo 2018 14:22 | Ultimo aggiornamento: 21 marzo 2018 14:24
Truffa a Roma con aborto per incassare i soldi dell'assicurazione

(Foto d’archivio)

ROMA – “Il figlio storpio o scemo non lo voglio, non può nemmeno andare a rubare”. Così organizza l’aborto con truffa della compagna. Questo il piano di un giovane di 22 anni arrestato nell’ambito dell’operazione cosiddetta Gitanos su una serie di furti in appartamento a Roma.

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Le intercettazioni hanno rivelato come uno degli uomini coinvolti avesse anche messo a punto un piano per liberarsi del figlio indesiderato che aspettava la compagna minorenne guadagnandoci su.

La vicenda è raccontata da Today, che spiega come a supportare il giovane ci fossero la zia, un avvocato e un medico compiacente, oltre all’uomo che avrebbe dovuto investire la compagna, fingendo di provocare il finto aborto spontaneo.

Il piano prevedeva che la compagna del giovane, tra il quinto e il sesto mese di gravidanza prendesse dei farmaci per abortire, ma fingesse che la perdita del bambino fosse stata causata proprio dall’investimento sulle strisce pedonali.

Scrive Today:

Le intercettazioni sono chiare, dirette. Maria deve “buttare il feto”, “deve prendere medicinali così ragazzino muore e danno risarcimento”, si legge dalle intercettazioni. Il messaggio è chiaro: deve abortire. Anche se il suo interlocutore, per un momento, prova a farlo desistere: “Che brutta cosa però”. A sostenere il piano c’è pure un “amico” togato. “Ho sentito l’avvocato abbiamo organizzato tutto”.

L’unica cosa che il giovane voleva evitare era che la compagna si facesse male nell’incidente. A lei ci tiene: “Non deve morire”, dice ancora nelle intercettazioni. Poco male se le “dovessero accollare la colpa. Se va carcerata due o tre anni non mi frega niente, l’aspetto”. Ma il figlio “storpio, che non può nemmeno rubare, quello proprio non lo voleva.